Addio a Ca' Sugana, Gentilini: "Ho parlato al deserto come Gesù"

L'ex vice-sindaco leghista si dice più preoccupato per le sorti di Treviso che amareggiato per se stesso. E aggiunge di sentirsi umiliato dai festeggiamenti dei simpatizzanti di Manildo

Si è ritirato in solitudine, sottraendosi ai riflettori e alla stampa, dopo la bruciante sconfitta contro Giovanni Manildo, Giancarlo Gentilini.

Solo un piccolo squarcio nel silenzio per dire la sua, ancora una volta.

"Sono preoccupato per la città più che amareggiato per me stesso - ha precisato lo "Sceriffo" dal "suo" ufficio di Ca' Sugana - Mi sento come un secondo Gesù Cristo che ha parlato al deserto".

Mercoledì Gentilini lascerà il palazzo municipale: "Sto mettendo via le vestigia di vent'anni e ho finalmente capito che non vale più la pena di combattere contro l'orda bolscevica. Il Gentilini politico sparisce, chiude con i giornali e le televisioni", ha annunciato.

"Se Treviso diventa come Venezia, Padova o Vicenza - ha aggiunto - siamo su una china pericolosa. Il mio Vangelo non l'hanno capito, la sinistra è come l'Islam che pensa di risolvere i problemi uccidendo e massacrando gli infedeli".

In particolare Gentilini si è riferito ai festeggiamenti di piazza fino a notte inoltrata per salutare la vittoria di Giovanni Manildo, festeggiamenti che lo hanno umiliato: "Giovani e vecchi che cantavano 'Bella Ciao' come se fossi un altro Mussolini. E poi bandiere rosse con falce e martello".

Il nuovo sindaco, Giovanni Manildo, per Gentilini è un bravo giovane di estrazione cattolica "però se fa accordi con i comunisti diventa come loro".

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Riguardo alle responsabilità politiche della sconfitta, infine, lo "Sceriffo" non ha dubbi: "Le colpe dei padri di Lega e Pdl sono ricadute su Gentilini. Nient'altro da dire, passo e chiudo".

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