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Luigi Calesso

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L'Ater in difficoltà chieda alla Regione investimenti nell'edilizia residenziale pubblica

L'opinione di Gigi Calesso, Coalizione Civica per Treviso

L'Ater di Treviso ha reso note le difficoltà finanziarie relative alla sentenza che obbliga l'ente a pagare 2 milioni di euro al Comune di Treviso. A mio avviso questa può essere l'occasione perché l'Ater chieda alla Regione un piano straordinario di investimenti che vada ben oltre la contingente situazione di debolezzia finanziaria dell'azienda territoriale trevigiana e che sfrutti il Recovery Plan per una nuova progettualità rispetto all’ambito dell’edilizia sociale, partendo, però, da una concezione – culturale prima ancora che politica – che superi l’attuale visione della Regione degli alloggi popolari come “riserva” per le situazioni di estremo disagio.

Se pensiamo alla presenza di alloggi di proprietà pubblica in altri Paesi europei, ad esempio nella vicina Austria (a Vienna gli alloggi di proprietà comunale sono 220.000 e il 60% dei viennesi vive in abitazioni in affitto a canone agevolato), è evidente che l’edilizia “popolare” può rappresentar una reale alternativa a quella “di mercato” per chi non è nelle condizioni di reddito necessarie proprio per accedere al mercato delle locazioni e degli acquisti di abitazioni.

Ciò non significa necessariamente versare in condizioni di disoccupazione ma è un problema che riguarda sempre più spesso anziani con pensioni modeste, giovani con occupazioni precarie a basso reddito, famiglie con un solo reddito, solo per fare degli esempi.

L’edilizia residenziale “pubblica” può rappresentare una risposta alle esigenze di queste fasce sociali e, contemporaneamente, contribuire alla calmierazione dei prezzi “di mercato”, in particolare per quanto riguarda quello della locazione, particolarmente asfittico in molte zone del Veneto.

Con un adeguato investimento nell’edilizia residenziale pubblica, inoltre, si potranno sperimentare sua una “scala” significativa il co-housing, il social housing e le altre soluzioni che possono essere utili per dare risposte adeguate a una richiesta “abitativa” in profondo cambiamento.

Si potrà pensare anche all’autorecupero degli alloggi per le manutenzioni, anche straordinarie, che possono essere effettuate direttamente dagli assegnatari (con scomputo delle spese sostenute dai canoni di locazione) per aumentare ulteriormente il numero delle abitazioni utilizzabili.

Per raggiungere queste obiettivi la questione del “diritto alla casa” va assunta come una delle strategie del “Recovery Plan regionale” e vanno destinate risorse adeguate a permettere l’assegnazione in Veneto non di centinaia ma di migliaia di alloggi pubblici, cominciando da quelli oggi inutilizzati (perché necessitano di interventi di recupero) e verificando la possibilità della “riconversione” di immobili pubblici vuoti e anche dell’acquisto di appartamenti già realizzati da società private e mai venduti o locati (in Veneto non mancano).

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