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Dedicazione del nuovo altare della chiesa parrocchiale di Ospedaletto d’Istrana: festa della fede e della comunità

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Sabato 2 settembre la comunità parrocchiale di Ospedaletto d’Istrana si è radunata intorno alla mensa eucaristica per la solenne cerimonia di Dedicazione dell’altare della propria chiesa: un rito ancestrale, fatto di atti simbolici che affondano le loro radici in una tradizione condivisa a livello universale. La celebrazione ha rappresentato l’ideale completamento dei lavori di restauro del presbiterio eseguiti nel 2020. L’intervento ha riguardato le lastre di marmo, danneggiate dall'umidità del sottosuolo, le balaustre ormai instabili, che sono state riposizionate lungo le navate laterali e il coro ligneo, con lo spostamento del seggio del presidente dell’assemblea. La chiesa, dedicata alla Purificazione della Beata Vergine Maria e consacrata il 24 settembre 1774, ha ora una un presbiterio rinnovato e in linea con le indicazioni liturgiche del Concilio Vaticano II. Per la Dedicazione si sono raccolti intorno alla mensa don Fabio Baracco, parroco di Ospedaletto, don Emanuele Sbrissa, collaboratore parrocchiale, don Alessandro Bellezza, vice direttore dell’Ufficio liturgico, e il vescovo Michele Tommasi, alla sua prima visita ad Ospedaletto. La cerimonia è stata preceduta dalla processione dei celebranti dalla scuola materna fino alla chiesa ed è iniziata tra la comprensibile emozione dei presenti. Il nuovo altare è stato asperso a inizio messa e si è poi proseguito con la proclamazione della Parola, atto ufficiale di inaugurazione del nuovo ambone. Nell’omelia, il vescovo Michele ha ricordato l’importanza dell’amore, che cambia, fa cambiare strada, fa prendere decisioni, fa gioire, fa guardare le persone con uno sguardo nuovo e dà il coraggio di lottare per il Signore, per i fratelli, per le sorelle e per l’umanità. L’ambone e l’altare rappresentano il simbolo di Gesù Cristo, la persona viva che ci ha chiamati ad amare. La celebrazione è proseguita con le litanie dei santi e le preghiere di dedicazione. Una sequenza di gesti densi di significato, in virtù dei quali l’altare è diventato «simbolo dell’agnello, centro della nostra lode e comune rendimento di grazie». In una nicchia ricavata all’interno dell’altare è stata murata una teca con le reliquie di Santi legati alla Chiesa Trevigiana: San Antonio da Padova, San Pio X, Sant’Elidoro e San Liberale. L’altare è stato poi unto con il crisma ad opera del vescovo e incensato con un braciere acceso sulla mensa. Con la prima consacrazione delle ostie è diventato infine luogo sui cui si spezza il pane. La benedizione finale ha concluso la celebrazione e si è infine tenuto un momento conviviale in oratorio, un’occasione per la comunità di ritrovarsi e di conoscere di persona il vescovo Michele.

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