Salviamo Venezia, ambientalisti trevigiani in marcia con il comitato No Grandi Navi

Appuntamento domenica 24 novembre alle ore 14 in Campo Santa Margherita a Venezia. Presenti i militanti trevigiani del movimento ambientalista "Fridays for future"

Il comitato No grandi navi e Fridays For Future hanno organizzato un corteo di protesta dal titolo "Salviamo Venezia". L'appuntamento è per le 12.40 in campo Santa Margherita. Il corteo partirà alle ore 14.

«Partiamo da Venezia e diciamolo chiaramente, il Mose è il problema e non la soluzione - commentano i ragazzi - Il Mose è nato non per salvare la città, ma per fare arricchire qualcuno. Ci è già costato 5,3 miliardi di euro, di cui 1,5 bruciato in corruzione. Il Mose, lo dicono i tecnici, non funziona e non funzionerà. Il Mose, lo dicono gli scienziati, non regge il cambiamento climatico: le Nazioni Unite prevedono un innalzamento del medio mare fino ad un metro entro il 2100 (il Nord Adriatico, ce ne siamo accorti, è una delle aree più a rischio). In questo scenario, un Mose ipoteticamente funzionante, dovrebbe rimanere alzato per oltre metà dell'anno, compromettendo così lo scambio mare-laguna e decretando, di fatto, la morte di quest'ultima. Anche le grandi navi sono un fattore di rischio. Tutti e tutte, a Venezia, sanno che l'Acqua Granda del 1966 fu aggravata dallo scavo del Canale dei Petroli che permise al mare di invadere la Laguna. Quello che allora non si sapeva ora si sa, finiamola con la manomissione del nostro ecosistema. Chi vuole (come il nostro sindaco) l'ingresso di navi sempre più grandi, magari indirizzandole a Porto Marghera, vuole nuovi scavi, tra cui il folle raddoppio del Canale dei Petroli. Esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare per difendere la città dalle acque alte.

In questi giorni - proseguono - abbiamo assistito con il voltastomaco allo sciacallaggio dei politici. Il selfie di Salvini mentre la città affonda, la faccia tosta di Zaia che governava con Galan (il grande corrotto del Mose), la spudoratezza di Berlusconi che dell'opera pose la "prima pietra", le dichiarazioni di Prodi che sdoganò il sistema di dighe mobili nel 2006, e la vergogna di un sindaco di Venezia che usa il cambiamento climatico come scusa e propone il Mose come soluzione, salvo poi, poche ore dopo, affermare di "non saperne nulla". Venezia è diventata, in questi giorni, un simbolo mondiale degli effetti del cambiamento climatico (che non è una scusa per i politici incapaci, ma è LA sfida del presente) e degli esiti drammatici della sua combinazione con un modello di sviluppo basato sulle grandi opere. L’emergenza ambientale ci pone di fronte a una sfida da affrontare su due versanti, quello dell'abbandono dei combustibili fossili e dell'inversione di rotta nelle politiche locali. Dobbiamo pretendere una moratoria sul Mose: è evidente che non potremo permetterci un relitto alle bocche di porto, ma la "mangiatoia" va fermata, continuando così non si arriverà a finire l'opera, solo a perpetrare lo spreco. Ci è stato rubato abbastanza, che i soldi destinati al Mose vengano subito dirottati verso opere utili, a partire da quelle che mirano a rialzare il livello della nostra città, a ricomporre le difese naturali della Laguna e al ripristino della manutenzione ordinaria dei canali e delle fondamenta. Diciamo basta alle grandi navi e nuovi scavi, basta a questo modello estrattivo, all'occupazione turistica della città. Troviamoci per mettere a punto, assieme, strumenti per aiutarci a ottenere gli indennizzi che ci spettano, per farla pagare a chi, come il Consorzio Venezia Nuova, si è arricchito sulla nostra pelle» conclude il movimento trevigiano. Sabato 23 novembre i militanti si sono dati appuntamento a Treviso per confrontarsi e per preparare insieme la grande mobilitazione di domenica. «È il momento di riunirsi, di scrivere assieme una storia diversa e di farla vivere, in migliaia, nella piazza del  24 novembre. Una piazza che abbia parole d'ordine chiare: stop Mose, no Grandi Navi, giustizia climatica»

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