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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca

Rapina in via Zenson e aggressione alla Caritas: «Non era in attesa dello status di rifugiato»

Una nota della Prefettura di Treviso sulle vicissitudini che hanno visto come protagonista Osain Mohamed Sharif, il 35enne bengalese che alcune settimane fa è stato al centro della cronaca cittadina

Il bengalese di 35 anni che durante lo scorso mese di aprile si è reso protagonista di una violenta rapina in un negozio di via Zenson (devastato dallo stesso) e di un'aggressione ad un operatore 40enne della Caritas (accoltellato e ferito per fortuna in modo non grave) non era in attesa di nessun riconoscimento dello status da rifugiato, come sostenuto dal suo legale: a ricostruire l'iter, più volte intrapreso, per arrivare a questo scopo, è stata la Prefettura di Treviso con una nota.

"Con riferimento alle notizie apparse sulla stampa locale, da ultimo in data odierna, relativa alla situazione del cittadino bengalese autore di reati in città che nel mese di marzo hanno destato allarme sociale, tra cui l’aggressione ad un operatore della Caritas,  risultano del tutto inconferenti le dichiarazioni che sarebbero state rese circa l’essere in “attesa” da ben 7 anni del riconoscimento dello status di rifugiato" recita la nota "atteso che tutte le istanze di asilo presentate dal medesimo sono state trattate, non riconoscendo allo stesso, come confermato anche in sede giurisdizionale, alcuna forma di protezione sia internazionale che residuale. Infatti, l’interessato aveva presentato una prima istanza di riconoscimento della protezione internazionale decisa dalla Commissione per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Treviso con decreto di diniego il 22/03/2018, avverso il quale è stato presentato ricorso al Tribunale di Venezia, che lo ha rigettato in data 24/09/2020. Lo straniero in questione ha poi presentato una prima istanza reiterata il 12/11/2021 giudicata inammissibile dalla predetta Commissione in data 24 novembre 2021, in quanto non erano stati addotti nuovi elementi rilevanti".

"Successivamente" continua la nota della Prefettura "produceva una seconda istanza reiterata il 22/04/2022 giudicata nuovamente inammissibile in data 26/04/2022; in tale sede, in relazione alle ragioni alla base della nuova domanda, dichiarava unicamente “perché voglio trovare lavoro” e non presentava alcun documento a supporto della stessa, emergendo “ictu oculi” l’assenza di nuovi elementi rilevanti, neppure ai fini della protezione speciale ex art. 19 commi 1 e 1.1. del T.U.I. (come riformati dal D.L. 130/2020 conv. in L. 173/2020), poiché il richiedente non produceva alcuna documentazione idonea a comprovare il suo effettivo radicamento sul territorio italiano, né la presenza di significativi legami familiari in Italia. Neppure ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche, il medesimo dimostrava di versare “in gravi condizioni psico-fisiche o derivanti da gravi patologie accertate mediante idonea documentazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, tali da determinare pregiudizio alla salute [dello stesso], in caso di rientro nel paese di origine o di provenienza”, così come previsto dall’art. 19, comma 2, lettera d bis) del D. Lgs. 286/1998. Non risulta che lo straniero abbia presentato ricorso avverso l’ultima decisione negativa".

Il prossimo 16 maggio è previsto l'incidente probatorio che dovrà stabilire se Osain Mohamed Sharif era capace di intendere e volere al momento di compiere i fatti. L'esame inoltre dovrà dire se il 35enne è in grado di partecipare ad un eventuale processo e se è socialmente pericoloso. L'uomo, difeso dall'avvocato Matteo Maccagnani, aveva ricevuto dal gip di Treviso Marco Biagetti la misura cautelare dell'obbligo di residenza nel comune capoluogo, dove sarebbe stato ospitato dalla Caritas, e di presentazione giornaliera alla polizia. Ma poche ore dopo lo straniero si sarebbe reso protagonista dell'aggressione all'esterno della mensa della struttura di via Venier. Il 35enne è stato rintracciato poco dopo nella zona del parcheggio dell'Appiani dove avrebbe fatto resistenza all'arresto da parte di un agente delle volanti, è stato bloccato, nuovamente arrestato e accompagnato in carcere a Santa Bona. In uno zainetto aveva ancora l'arma usata per l'aggressione.

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