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Uno scontrino

Uno scontrino

Casartigiani: abolire scontrino elettronico per imprese sotto i 30mila euro di fatturato

Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani Treviso: «A giugno, concluso il periodo transitorio, questa norma farà chiudere decine di piccoli negozi e attività. Non è questa la strada per la lotta contro l’evasione fiscale»

«Dobbiamo constatare come Rete Impresa Italia e le confederazioni nazionali siano insensibili ai problemi dei piccoli imprenditori del territorio. Più volte come Casartigiani Treviso abbiamo sottolineato le difficoltà per migliaia di artigiani e commercianti di adeguarsi alle normative imposte dal governo  a partire dal 1 gennaio. Senza avere soddisfazione alle nostre richieste»: afferma Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani Treviso. L’applicazione del registratore telematico presso le piccole aziende infatti oltre a comportare costi aggiuntivi complica lo svolgimento della attività. Aumenta la burocrazia e di conseguenza il tempo da dedicare alle incombenze amministrative. «Anche i recenti spot pubblicitari sui premi destinati a chi riceve lo scontrino dopo aver dato i propri dati anagrafici suonano come una presa in giro», aggiunge il direttore dell’associazione di categoria trevigiana.

Se lo scontrino elettrico è nato per contrastare l’evasione, il risultato rischia invece di essere diverso. «Questa politica voluta dai governi precedenti e ripresa da quello oggi in carica, al contrario incoraggia il lavoro nero e l’elusione fiscale. Ad essere penalizzati», dice D’Aliberti, «sono soprattutto i piccoli artigiani ed esercenti, in particolare imprese con titolari anziani, poco avvezzi all’utilizzo di internet, o che magari in negozio nemmeno hanno la linea. Molti di loro a giugno, quando finirà il periodo transitorio, chiuderanno bottega». Il provvedimento rischia dunque di rappresentare un boomerang per la categoria, che con la moria di molti piccoli negozi non porterà certo più risorse nelle casse pubbliche.

«Lo stato preferisce che questi piccoli artigiani chiudano una piccola attività per lavorare in nero, o conviene che nel loro piccolo continuino a lavorare e a pagare le tasse?- aggiunge D’Aliberti- Ci appelliamo ai politici trevigiani e regionali affinchè intervengano per modificare questa distorsione, e proporre l’esonero dell’applicazione del registratore telematico per le micro attività che fatturano meno di 30 mila euro all’anno. L’evasione che si vuole combattere non è in queste attività marginali, ma in ben altre società con sedi all’estero».

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