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Reverse Mentoring, “Quando i millennial insegnano ai Senior”

Un incontro si è svolto mercoledì sera presso la sede di Ideeuropee per proporre un approccio alla gestione del personale fondato sull’idea che i nuovi assunti possano portare un contributo e una visione nuova tale da insegnare e stimolare i senior

«Assumiamo un ragazzo e gli diciamo come vediamo l’azienda. Ma gli chiediamo mai come la vede lui? E soprattutto, può questo ragazzo contribuire in modo diverso a risolvere determinati problemi, o addirittura a vedere prima di altri nuovi trend e nuove possibilità?».  Da questa prospettiva rovesciata ha preso il via in Ideeuropee (ufficio di comunicazione trevigiano) l’incontro dedicato al Reverse Mentoring: un approccio alla gestione del personale fondato sull’idea che i nuovi assunti possano portare un contributo e una visione nuova tale da insegnare e stimolare i senior.  Un’ attitudine legata alla freschezza dell’età e al fatto di non essere entrati nei meccanismi aziendali, ma anche alla naturale dimestichezza delle nuove generazioni con lo sviluppo tecnologico e le opportunità che crea.

Marco Trentin, Direttore divisione nord Sonepar italia, ha raccontato la realtà di una multinazionale che ha adottato un approccio molto strutturato al reverse mentoring e in generale all’inserimento del personale, con interviste periodiche (quindicinali e mensili) report e un sistema chiaro di obiettivi. «Di solito quando un ragazzo entra in azienda, per i primi mesi deve stare zitto e imparare e assimilare procedure e valori aziendali. Al tempo stesso però proprio i primi mesi sono quelli in cui è più ricco il contributo che un nuovo arrivato può dare in termini di reverse mentoring. Attraverso un sistema di confronto e di indagine siamo arrivati a cambiare il modo in cui spieghiamo e vendiamo i nostri prodotti, perché ci siamo visti con occhi diversi grazie a questo sistema. E i risultati di questi cambiamenti sono tangibili».

Alice Pretto, Presidente dei Giovani Imprenditori di Assindustria Veneto Centro: «Oggi ci sono effettivamente giovani con ruoli apicali under 40, o addirittura under 30, solo nella mentalità italiana è vissuto come un’anomalia. Certo, nella mia posizione ho potuto dire “mi butto e vedo come va” ma questo in fondo è proprio l’approccio positivo che hanno i giovani, l’entusiasmo di tentare, di azzardare.  

Riccardo Pittis, nel doppio ruolo di speaker motivazionale e di ex campione di pallacanestro, ha raccontato non tanto il mondo dello sport (dove il contributo del giovane è in termini di atletismo e freschezza) quanto quello delle aziende con cui si confronta oggi. «Molte aziende scoprono ora l’attenzione al personale, alle “umane risorse” come amo sottolineare per porre l’accento sul valore che uno porta come persona a 360° prima che come risorsa funzionale all’azienda.  Dopo aver subito il Covid e poi la guerra e le loro congiunture macroeconomiche, si percepisce questa voglia di cambiamento, di opportunità».

Piergiorgio Paladin, titolare di Ideeuropee, ha raccontato l’esperienza di Amalgamenti, lo spazio di co-working gratuito che ospita all’interno della propria sede, dedicato a giovani freelance specializzati in ambito comunicazione e IT: «Portano competenze e visioni diverse ai problemi. Abbiamo creato un ecosistema attorno a cui ruotano nuove persone, a volte collaboriamo a volte no, ma condividere gli spazi ci porta a condividere anche idee».

Una consapevolezza del potenziale dei giovani, emerso anche dai contributi della platea con manager e titolari di aziende quali Gruppo Fassina, Fanton, Sara Clean, Volksbank, Pinarello Caseificio Tomasoni, impREsa, Triveneto Servizi: «Ci sono dinamiche che i giovani comprendono prima, se un ragazzo ha una buona idea gli diamo la liberta ha metterla alla prova e se funziona poi la applichiamo.  Un potenziale che, c’è da dire, riguarda in generale nuove figure in azienda, non necessariamente giovani: “ci sono cinquantenni che hanno ancora molta voglia di imparare».

Il tema del coinvolgimento dei più giovani genera poi quello della loro corretta gestione, in un difficile equilibrio tra responsabilizzare e non colpevolizzare. Guardando la situazione dal punto di vista dei senior, questa apertura ai giovani deve trovare una disponibilità ad accogliere le novità. Da entrambi i lati servono: umiltà, curiosità, abilità (nel senso di voglia e capacità di imparare).  Alessandro Manera, Ass del Comune di Treviso con delega al personale, ha raccontato come anche la Pubblica Amministrazione stia vivendo un cambiamento che contribuirà a sfatare vecchi stereotipi sul settore, complici alcune dinamiche (Covid e quota 100,) che hanno accelerato il passaggio generazionale e costretto a rivedere le procedure tradizionali.

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