Associazione Input ospita "Orfani bianchi" della Compagnia Filastrofici

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Compagnia Filastrofici con il primo studio di Orfani Bianchi sarà a Preganziol il 1 febbraio in sala Granziol alle ore 18.00.

Questo appuntamento sarà il primo di una lunga serie di eventi culturali proposti dall'Associazione INPUT per valorizzare il sostrato di artisti presenti sul territorio e attivi in diversi settori (il teatro, la musica, la fotografia e il cinema). Una serie di iniziative che vogliono porre attenzione su progetti emergenti o meno conosciuti al grande pubblico, al fine di promuovere una visione di cultura plurale.

Preganziolese è l'attrice-autrice Cristina Da Ponte, formatasi all'Accademia Teatrale Veneta di Venezia, ora direttore artistico, con Nicolò Sordo, della Compagnia Filastrofici.

Compagnia Filastrofici è una realtà attiva dal 2012 con la mission di produrre spettacoli di nuova drammaturgia e nuovi linguaggi teatrali.

Proporre nuova drammaturgia significa mettersi a disposizione del pubblico, dei colleghi, degli operatori, delle istituzioni come fucina di idee, come attori-autori-performer il cui principio ordinatore è la scrittura.

Lo spettacolo che presentano a Preganziol è Orfani Bianchi, che li vedrà in scena con Linda Amicucci e con un'introduzione di Ann Marcoleoni.

Orfani Bianchi propone il tema dell'abbandono e in particolare dell'abbandono del luogo d'origine: racconta questa delocalizzazione di cervelli (e di cuori) alla ricerca di un futuro confacente.

Fondamentale per questo lavoro lo studio del fenomeno degli orfani bianchi, largamente diffuso in Romania: un particolare stato della mente, una forma di solitudine (anedonia) sperimentata dai bambini che vengono affidati dai genitori a nonni, parenti (ma anche a vicini di casa) per andare a lavorare all'estero (in particolare in Italia).

Su 5 milioni di bambini rumeni sarebbero così 750.000 quelli colpiti più o meno violentemente dalla partenza dei loro genitori.

Questo fenomeno ha anche un suo reciproco, e prende il nome di sindrome italiana: una solitudine, una desolazione sperimentata dalle madri che lavorano in Italia, in particolare come badanti.

Rinunciare ad accudire la vita per accudire la morte.

POSTI LIMITATI, NECESSARIA LA PRENOTAZIONE

Call. 340 5903937

BIGLIETTO UNICO: 6 euro

Per Associazione INPUT

Marco Malerba

I più letti
Torna su
TrevisoToday è in caricamento