Il Pd provinciale: «Chiudere stabilimento Aia di Vazzola e via allo screening dei lavoratori»

La misura chiesta dal segretario Giovanni Zorzi: « Servono i test sierologici per capire chi ha contratto il virus e chi ha sviluppato anticorpi, per avere un quadro chiaro di quelle che sono le reali dimensioni del contagio»

Lo stabilimento Aia di Vazzola

«L'Aia è il focolaio più grande d'Italia, bisogna intervenire per evitare che succeda come in Germania con il lockdown di un intero territorio dopo che è scoppiato un focolaio nello stabilimento di macellazione delle carni Toennies di Guetersloh, nel Nordreno-Vestfalia, il macello più grande d’Europa». L’appello è di Giovanni Zorzi, segretario provinciale di Treviso del Partito Democratico a Treviso.

«Visto che i contagi continuano ad aumentare in modo preoccupante, chiediamo al direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi ed all'autorità sanitaria di provvedere, di concerto con Prefettura, azienda e sindacati, alla chiusura dello stabilimento così come è stato fatto anche a Mantova, in Puglia e in altre parti del Paese – aggiunge -. Non a caso i mattatoi e i luoghi di lavorazione delle carni sono stati considerati da Unione Europea e Ministero della Salute luoghi a rischio: con le temperature basse a cui si lavora, l'umidità degli spazi e la ridotta ventilazione, il virus ha più facilità di circolazione. Al governatore Luca Zaia chiediamo di intervenire come ha fatto Bonaccini un mese fa, dopo lo scoppio di un focolaio in un centro lavorazione carni nel Modenese: venga effettuato lo screening di tutti i lavoratori del settore, includendo operatori e fornitori della filiera».

«Per un ripristino della produzione in sicurezza il prima possibile, non servono però ora i tamponi ma i test sierologici per capire chi ha contratto il virus e chi ha sviluppato anticorpi, per avere un quadro chiaro di quelle che sono le reali dimensioni e l’estensione temporale del contagio, come sollecitato dal sindacato veterinari veneti di medicina pubblica – precisa ancora il segretario del Pd - e a Benazzi chiediamo quindi di organizzarsi subito per sottoporre i lavoratori a questi test, ma non solo: vista la risposta dell'azienda che chiama in causa direttamente l'Ulss, vogliamo sapere cosa veramente è successo con i lavoratori sottoposti a tampone e in attesa dell'esito e se è in corso un monitoraggio delle condizioni in cui si trovano ad affrontare l'isolamento. Ci preoccupa molto infatti la notizia di un un lavoratore Electrolux positivo al Covid che risulta essere parente stretto di un lavoratore dello stabilimento di Vazzola. Serve la massima vigilanza anche sul rispetto da parte dell'azienda delle linee guida che l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, in stretto coordinamento con la Commissione, ha emesso per i datori di lavoro per gestire i rischi connessi al Covid-19 nei luoghi di lavoro, con riferimento in particolare a mattatoi e centri lavorazione carne».

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Sul caso interviene anche Giulia Tonel, candidata del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali. «Benazzi ci aveva assicurato che i contagi sarebbero diminuiti, invece continuano ad aumentare – afferma Tonel -.Zaia, una volta attivo frequentatore della zona, adesso non si fa vedere. E noi abitanti dell’Opitergino Mottense siamo stati lasciati soli ancora una volta. Madri e padri di famiglia continuano a chiamarmi molto preoccupati, per sapere cosa ne sarà del territorio, se sarà creata un’altra zona rossa e se i loro figli torneranno a scuola. A chi amministra la regione in questo momento chiedo: l’Opitergino Mottense è ancora Veneto?»

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