"Quattro ore e mezza di coda in Dogana tra tamponi, sorrisi e pensieri sotto le mascherine"

Un racconto breve di una giornata di settembre trevigiana ai tempi del coronavirus. Un’odissea ordinata tra giovani e giovanissmi sorrisi invisibili sotto una mascherina (e sotto un tendone)

Quello che segue vuole essere nient’altro che un semplice racconto-reportage di una oramai ordinaria giornata settembrina ai tempi del coronavirus. Abbiamo seguito virtualmente - a dovuto distanziamento sociale - questo 29 settembre di Paolo e Anna - n.d.r. due nomi di pura fantasia, così come quelli che seguiranno. Un settembre con il quale molti trevigiani, veneti, italiani e non solo hanno dovuto fare i conti con il coronavirus. Ma non con quello da terapia intensiva o da grandi numeri da fare per così dire “notizia”, ma con quello di tutti i giorni. Quello, con cui hanno o avranno a che fare molti, moltissimi, trevigiani tra le mura di scuola, casa o della casa del vicino.

Anna ha guardato un film sul divano con Giulia.

Giulia scopre il giorno dopo di essere positiva al tampone, eseguito di prassi, ormai di routine, sul luogo di lavoro. Giulia avvisa immediatamente Anna della sua positività al tampone e avvisa l’amica che dovrà entrare in regime di quarantena. Così Anna, anche se non ha ancora ricevuto ad ora chiamata dall’Asl (sono passate già più di 24 ore dal contatto di Giulia con l’Asl al momento della scrittura di questo reportage), si auto-isola in quarantena.

Dopo aver guardato il film, Anna il giorno dopo va a pranzo con Paolo.

Paolo scopre quindi di essere stato in contatto con una persona che è stata in contatto con una persona positiva al tampone. Sono le ore 20 di un lunedì 28 settembre e tra tanti dubbi e domande Paolo e Anna non sanno ancora cosa fare.

Martedì 29 settembre. Paolo chiama Anna e si consultano tra loro sul da farsi e decidono di chiamare il loro rispettivo medico di base. In un batter d’occhio il medico di base invia ai due una ricetta dal titolo “QUESITO DIAGNOSTICO: Tampone per ricerca SARS-CoV2”

Ore 10. Paolo va a prendere Anna a casa sua per andare insieme a fare il tampone in Dogana. Anna non guida e quindi decidono di farlo insieme. Andando insieme.

Ore 10.20. Da via Noalese si immettono in via della Serenissima. Dopo pochi metri inizia la coda per effettuare il tampone.

Ore 11. Hanno percorso circa 200 metri. Hanno raggiunto l’incrocio con via Boiago e qui un cartello informativo, oltre a dare le prime informazioni logistiche, divide la carreggiata solo idealmente in due: a sinistra chi si deve dirigere al Cerd, a destra tutti gli altri per il tampone.

Ore 12. Raggiungono il cavalcavia di Viale della Serenissima e dall'alto della loro posizione intravedono il tendone destinato ai tamponi.

Ore 12.50. Paolo e Anna raggiungono il primo check-point, presidiato da volontari e alpini, all’altezza vera e propria degli uffici della Dogana. I due mostrano i certificati medici ai controlli ma sanno già che dovranno attendere le ore 13 per accedere, in quanto la mattina (dalle 7 alle 13) è riservata all’accesso degli Under 18. Così gli viene indicato di incolonnarsi in un’altro spazio per attendere l’orario pomeridiano.

Ore 13.00. La colonna dei “maggiorenni in anticipo”, ovvero tutti quelli over 18 che hanno raggiunto il check-point prima delle 13, inizia a scorrere senza un regolare flusso (ma ordinato) con la coda di chi invece arriva dalla strada Serenissima.

Ore 13.15 Paolo e Anna varcano il cancello della Dogana (e pensano con un sorriso “l’ultima volta che sono entrato qui dentro eravamo venuti ad ascoltare Caparezza. Te lo ricordi?”).

Ore 13.25 A 30 metri dal cancello la coda si divide. Un cartello indica: accesso prioritario a sinistra, tamponi (ordinari) a destra.

Ore 14.00 Dei volontari della protezione civile chiedono ai due di compilare un modulo. Dati anagrafici, contatto telefonico e motivo per il quale si effettua la ricerca di coronavirus. Risposta? Una ventina di scelte multiple tra rientri da Sardegna, paesi stranieri o contatti con positivi al tampone. In fondo pagina del modulo, alla voce “altro”, una possibile risposta aperta.

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Ore 14.30 Poche centinaia di metri separano Paolo e Anna al tendone del tampone. Un giovane qui è delegato alla raccolta moduli e delle tessere sanitarie che finisco dentro a un cestello giallo. “Voi siete il cestello numero 6” - avvisa il giovane. Qui la coppia riesce ad avere la prima risposta alle loro tante domande e dubbi. L’esito del tampone gli sarà pervenuto entro la giornata stessa con una telefonata in caso positivo. Se invece è negativo si potrà scaricare online in 24/48 ore.

Ore 14.50 La macchina entra nel tendone e viene chiesto a Paolo di spegnere il motore dell’auto. Qui una ventina di giovani - alcuni giovanissimi - lavoratori, medici, praticanti e infermieri si muovono velocemente tra le auto ma senza trasmettere ansia o stress a chi ha varcato la soglia del tendone. C’è silenzio nel tendone. L’unico rumore percettibile è creato da quattro ventoloni d’aria sul tetto del tendone che cigolano.

Ore 15. Una ragazza si avvicina al finestrino di Paolo. Un’altra al finestrino del sedile posteriore di Anna. Alla coppia viene consegnato un modulo con le informazioni per scaricare il referto. In 10 secondi o poco più le ragazze effettuano il tampone, inserendo un sottile ma lungo cotton fioc, nella narice: “Fastidioso ma non doloroso” - Affermano i due.

Ore 15.05 Anna e Paolo escono dal tendone e in pochi secondi sono già alla rotonda della Noalese. Qui una transenna all’inizio di viale della Serenissima blocca l’accesso ai futuri avventori del tendone.

Ore 15.06 La giornata di Anna e Paolo in Dogana è terminata e quella dei giovani, giovanissimi sorrisi sotto il tendone sta per volgere lentamente al termine.

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Ora, al momento della scrittura di questo racconto-reportage Giulia, Anna e Paolo stanno fortunatamente ancora tutti bene.

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