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Docu-film su Caporetto: si gira a Nervesa e a Vidor sul Piave

Si parte di prima mattina da Breda di Piave, teatro della sanguinosa battaglia del Molino Sega (16 e 17 novembre 1917), un momento dolorosissimo che segnò tuttavia il primissimo successo italiano sulla linea di difesa degli Altipiani Grappa Piave dopo la tragica disfatta di Caporetto

NERVESA DELLA BATTAGLIA 20 luglio: approda sulle sponde del leggendario Piave la troupe di Sole e Luna Production impegnata in questi giorni nelle riprese di Fucilateli, il documentario diretto da Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato destinato a gettare nuova luce su alcune capitali vicende della Grande Guerra.  Si parte di prima mattina da Breda di Piave, teatro della sanguinosa battaglia del Molino Sega (16 e 17 novembre 1917), un momento dolorosissimo che segnò tuttavia il primissimo successo italiano sulla linea di difesa degli Altipiani Grappa Piave dopo la tragica disfatta di Caporetto. 

A fine mattinata tappa a Nervesa della Battaglia, fra i bunker che fra maggio e ottobre 1917 furono teatro prima di gloria, con la battaglia del 24 maggio, poi di sangue devastazione e orrore. Quando le truppe arrivano ad ottobre, infatti, sono stanche e svuotate, nell’anima oltre che nel corpo. Sono questi i momenti dei primi saccheggi. E sono anche questi i momenti delle prime fucilazioni: quattro le vittime in quello squarcio d’autunno a Nervesa della Battaglia.

Nel primo pomeriggio le telecamere sposteranno il loro magico occhio fra le plaghe di Vidor per raccontare nuove storie di obbrobrio e di barbarie: dall’anedotto del sergente che punta il fuoco su chiunque sopraggiunga sul ponte disarmato; alle testimonianze sul Generale Petitti di Roreto divenuto tristemente celebre per aver usato la marcia trionfale dell’Aida come sottofondo per la fucilazione di quanti fossero giudicati sbandati. Vicende di uomini e di luoghi che hanno cambiato i connotati dell’anima e del corpo di un popolo e di territorio: come già in Cieli rossi, Zarpellon e Lorenzato cercano le tracce non ancora raccontate di quegli anni d’orrore. Ma cercano anche i segni di una continuità con quei momenti: perché i luoghi e le persone dell’oggi sono figlio di quel sangue. Il narratore che accompagna i due registi in questo racconto è Stefano Amadio: autore, giornalista, direttore di Cinemaitaliano.

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