Un nuovo sacerdote e due nuovi diaconi per la chiesa di Treviso

“Grazie a Dio e grazie a voi per il vostro Eccomi”: questo il saluto del Vescovo ai tre giovani, invitati a percorrere “la strada del dono di sé, perché ne vale la pena: la meta è la felicità, la strada è Dio, la meta è Dio”

il Vescovo con i neo ordinati (da sin. il diacono Riccardo Marchiori, il Vescovo, il diacono Mattia Agostini e il sacerdote Samuele Moro)

“Se pensiamo che Dio ci chiede troppo, non abbiamo ancora sperimentato che Lui ci ha già donato tutto. La posta in gioco è «la vita e la vita in pienezza»: ne vale la pena. Grazie a Dio perché Lui si fida di noi, di voi. E a voi, grazie per il vostro Eccomi”: così il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, ha concluso sabato pomeriggio l’omelia della messa con il rito di ordinazione di un sacerdote, Samuele Moro, originario di Carbonera, e di due diaconi, Mattia Agostini di Massanzago (PD) e Riccardo Marchiori di Spinea (VE), tutti giovani studenti del Seminario vescovile. Il Vescovo ha invitato i giovani a seguire “la strada del dono di sé, perché la meta è la felicità, la meta è Dio”. Una celebrazione molto bella, con un’ottantina di sacerdoti concelebranti, e con la partecipazione dei famigliari e degli amici, raccolti nel tempio di San Nicolò e in altre tre “postazioni” allestite nel vicino Seminario, per garantire le distanze previste: la chiesa Immacolata, il chiostro minore e la sala Longhin. Molte anche le persone collegate da casa o da lontano grazie alla diretta su Antenna3 e allo streaming sul canale YouTube della Diocesi.

“Se terremo per noi la nostra vita la perderemo. Se la perdiamo per causa di Gesù, la troveremo. È semplice, ed è tutta qui la vita assieme al Signore, assieme all’unico fondamento di tutto – ha ricordato il Vescovo commentando il Vangelo di questa domenica -. Spesso pensiamo che siano tante le cose di cui abbiamo bisogno per vivere. Spesso pensiamo che siano molteplici e tutte ugualmente fondamentali ed irrinunciabili le cose che servono alla Chiesa per essere fedele alla sua missione. Ci sbagliamo, conta solo amare Gesù. E amare Gesù significa qualcosa di concreto, di reale. Significa prendere la croce e seguirlo. Significa percorrere vie di Vangelo”.  “È questo il rischio che dobbiamo prenderci, se vogliamo seguire il Signore – ha ricordato il Vescovo -. Se scommettiamo davvero che Lui ha parole di vita eterna. La meta è la felicità. La strada è il dono di sé. La meta è Dio. La strada è Dio. Perché il fondamento di tutto è Dio”.

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Al termine della celebrazione i tre giovani hanno salutato i presenti, ringraziando le loro famiglie e le tante persone, i gruppi giovanili e di ricerca vocazionale, i sacerdoti del Seminario e quelli delle parrocchie, le comunità incontrate nel loro cammino, che li hanno sostenuti nella vocazione.

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