Coronavirus e matrimoni, l'appello del comparto: «Non rinunciate, abbiate fiducia»

Cinzia Stefanon, di Catering Bon Appetit: «E' troppo presto per decidere cosa fare nei prossimi mesi. In questo momento non si può togliere la speranza ai futuri sposi»

Un intero comparto in difficoltà a causa del Coronavirus, con rischi di perdite per l'80-90% del fatturato annuale. Si tratta del mondo "wedding" che comprende molteplici attività tra loro collegate come: ristoranti, catering/banqueting, fotografi, dj, wedding planner,  sartorie, animatori e baby-sitting, solo pe citarne alcuni. Un mondo in concreta difficoltà visto che fin dai primi di marzo queste tipologie di attività, come tante altre, hanno subito la chiusura forzata da parte del Governo, senza ancora conoscere quando e come si potrà ripartire in sicurezza.

E ad essere colpiti maggiormente da questa situazione sono sicuramente i futuri sposi, costretti ad annullare i loro matrimoni, soprattutto per coloro che avrebbero dovuto scambiarsi il "si" tra marzo e giugno. Se però per i riti religiosi fino ad oggi si è operato un lockdown totale, per i riti civili ci sono state maggiori aperture da parte dei Comuni, tanto che sono già molteplici le coppie che sul territorio nazionale hanno celebrato, seppur con una cerimonia ridotta al minimo, il loro matrimonio. La speranza del comparto "wedding" è però quella di poter al più presto tornare a regime con la programmazione e lo sfruttamento degli eventi, anche per poter garantire un momento di felicità ai futuri sposi dopo mesi difficili.

«Il periodo che stiamo vivendo non è sicuramente facile - dichiarano Cinzia Stefanon e Roberto Rettore di Catering Bon Appetit con sede a Vedelago - Nonostante tutto, però, dobbiamo rimanere positivi invece di togliere le speranze ai futuri sposi. Alcuni colleghi del settore in questi giorni hanno proposto di spostare, fin da ora, le celebrazioni, e tutto ciò che a queste è connesso, al prossimo anno. Secondo noi questo è controproducente. E' difatti troppo presto per dire già oggi quale sarà la situazione sanitaria in cui ci troveremo a vivere nei prossimi mesi, magari in autunno. Proprio per questo, noi imprenditori del settore wedding, invitiamo i futuri sposi a non cedere alla disperazione di veder cancellato il proprio matrimonio ma, anzi, di mantenere la speranza e magari posticipare solo di qualche mese la data, in attesa di ulteriori evoluzioni legate al Covid-19 e alle disposizioni governative».

«E' infatti inutile creare situazioni di panico, vale la pena essere positivi in questi momenti - continua Cinzia Stefanon - Certo, se a settembre la situazione non dovesse essere tanto differente da oggi penso che in pochi saranno interessati ai cosiddetti micro-matrimoni con una decina di invitati, magari pure distanziati tra loro e con indosso mascherine e guanti. A queste condizioni non varrebbe la pena di lavorare per nessuno. Alla fine il nostro compito è quello di rendere magico, speciale, un giorno come quello del matrimonio. Con troppe restrizioni questo non riusciremmo a farlo ma, ripeto, da qui all'autunno ci sono ancora tanti mesi e molto può cambiare in positivo».

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Della stessa opinione è anche Giacomo Fabris di Djs For Party, con sede a Selva del Montello: «Sono d'accordo con Cinzia e Roberto quando dicono che è ancora troppo presto per prendere decisioni drastiche, come quella di rimandare già al 2021 i prossimi matrimoni in calendario. In soli due mesi siamo passati da un lockdown totale ad una Fase 2 con molte attività che, seppur scaglionate, potranno ripartire. La nostra speranza è quindi la stessa, tenendo anche conto che i mesi di settembre e ottobre, per il nostro settore, sono ormai fondamentali, soprattutto per i matrimoni "locali". E' quindi davvero inutile fare terrorismo psicologico ai futuri sposi, oltretutto in un periodo già difficile come quello attuale e nel quale tutti noi siamo sotto pressione da parte del Governo». «Inoltre, come azienda, noi partecipiamo anche a 200 matrimoni l'anno e quindi, se da oggi tutti dovessero posticipare al 2021, per noi vorrebbe dire un danno dell'80-90% sul fatturato annuale. Questo vale per noi come anche per tutta la filiera del comparto, soprattutto per coloro che hanno dei dipendenti da pagare, magari già in cassa integrazione. Il nostro appello, perciò, è quello di avere pazienza, di fare magari piccoli aggiustamenti di date da qui ai prossimi mesi e vedere tutti insieme, con calma, come evolverà la situazione attuale e quali saranno le future disposizioni del Governo in merito agli assembramenti di persone». 

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