Cronaca

Unioni gay in aumento nella Marca trevigiana: a Treviso è record con 21 "matrimoni"

A presentare i dati degli ultimi mesi, dopo l'entrata in vigore della Legge Cirinnà, è stato il Coordinamento LGBTE Treviso con Marina Marzari

TREVISO Sette mesi della Legge Cirinnà, quante unioni civili sono state registrate nella Marca Trevigiana e in quali Comuni? A dare risposta a queste domande è stato il Coordinamento LGBTE Treviso che ha concluso a inizio mese un report dettagliato sul tema, interpellando tutti i 95 Comune trevigiani. I dati sono stati consegnati da Marina Marzari agli organi di informazione martedì in sede di conferenza stampa presso la Casa dei Beni Comuni di Treviso. Con l’occasione, inoltre, è stato presentato da Antonio Monda il “Corso laico di avvicinamento alla vita di coppie”, percorso organizzato nel capoluogo dal Circolo UAAR di Treviso già da quattro anni a questa parte e che per il 2017 prenderà il via il prossimo 22 marzo proprio nella sede sotto il cavalcavia cittadino. In cinque incontri si si affronteranno temi legali, relazionali, psicologici e anche diversi aspetti fiscali.

Per quanto riguarda però i "matrimoni gay", è proprio il capoluogo di provincia a detenere il record con ben 21 unioni civile registrate sulle 38 totali nella Marca trevigiana. Sono però 14 i Comuni che hanno già proceduto alla celebrazione di questa tipologia di riti e questi sono: Oderzo, Mogliano, Conegliano e Spresiano (due unioni registrate per ogni Comune); poi a seguire Asolo, Mareno di Piave, Possagno, Povegliano, Quinto, San Biagio di Callalta, Silea, Villorba e Vittorio Veneto (una unione per ciascuno). Piccola curiosità: quasi la totalità di unioni civili è avvenuta tra soggetti di sesso maschile. "Non è tutto oro però quel che luccica" dice il proverbio, tanto che, nonostante la Legge permetta tali unioni, ancora esistono lungaggini burocratiche e difficoltà nel prenotare le sale comunali per procedere alle celebrazioni, soprattutto perchè molti sindaci continuano a rifiutarsi di presenziare all'atto, facendosi magari sostituire all'ultimo da altri funzionari comunali adibiti al ruolo, ma "l'obiezione di coscienza non è contemplata in questi casi" conclude Marina Marzari.

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