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Auto pirata, la moglie si prende le colpe: rischia fino a tre anni

L'incidente a dicembre 2010 a Quinto. Al volante di un'auto pirata un uomo di Quarto d'Altino. La compagna si prese le colpe ma non era vero

QUINTO DI TREVISO — Il suo tentativo di difendere il compagno potrebbe costarle una condanna fino a tre anni. Si è aperto lunedì mattina in tribunale a Treviso il processo a una 55enne residente a Quarto d’Altino chiamata a rispondere di autocalunnia per aver cercato di convincere le forze dell’ordine che era lei, non il marito, a trovarsi al volante di un’auto pirata.

I fatto risalgono al dicembre 2010, come scrivono i quotidiani locali, e sono avvenuti a Quinto di Treviso. Un’automobile investì una persona e il conducente non si fermò. Anzi, tirò dritto per la sua strada. Dalle testimonianze raccolte da chi aveva assistito alla scena e dalla ricostruzione della targa, i carabinieri erano riusciti ad arrivare a un uomo residente a Quarto d’Altino con precedenti specifici.

Quando le indagini sembravano ormai avviarsi verso la conclusione, ecco che la donna è entrata in azione. Si è rivolta agli investigatori sostenendo di essere lei la responsabile dell’incidente e di aver premuto l’acceleratore omettendo di soccorrere il malcapitato travolto. La 55enne si è giustificata dichiarando di non essersi accorta dell’urto, per questo avrebbe proseguito per la sua strada. Una rivelazione che, però, sin dal primo momento non ha convinto gli inquirenti, tanto da spingerli a compiere ulteriori indagini. Fino alla scoperta che la 55enne aveva messo in scena il tutto prendendosi responsabilità che non le appartenevano. Per questo è scattata la denuncia per autocalunnia. La donna, nel corso del processo, dovrà spiegare al giudice i motivi che l’hanno spinta ad assumersi quella colpa. Il dibattimento di lunedì si è concluso con un rinvio all’ottobre del 2015, quando ad intervenire saranno anche i testimoni dell’incidente. La 55enne rischia da uno a tre anni di reclusione. 

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