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Film gay proiettato a scuola, scoppia lo scandalo tra i genitori

Un'istituto di Treviso, nell'ambito di un programma dell'Usl 9, ha proiettato un'opera a sfondo omossessuale scatenando l'ira delle famiglie

TREVISO Nell’ambito del programma di educazione sentimentale per le scuole secondarie inferiori previsto dall’Ulss 9, sembrerebbe essere stato proiettato un film a sfondo omosessuale in una terza media del trevigiano. Il film racconta l’abbandono della residenza di famiglia da parte di un padre che raggiunge il proprio compagno con cui inizierà una nuova convivenza.

Il fatto ha fatto scoppiare una polemica tra i genitori, circa un centinaio, che si sono rivolti al sindaco Giovanni Manildo. Le famiglie hanno fatto presente al primo cittadino come, a loro avviso, sarebbe stato necessario che fossero informate prima della proiezione, così da valutare l’impatto dell’opera, creando eventualmente un filtro attraverso il quale decidere come proporre il tutto. “Non tutti sono ancora pronti ad affontare simili tematiche” avrebbero fatto presente i genitori al primo cittadino.

“Non appena ricevuta la lettera ho incaricato l’assessore competente di scrivere alle famiglie – replica Manildo - ribadendo la disponibilità dell’amministrazione a un incontro con tutte le componenti della scuola che verrà fatto al più presto”. Al suo fianco si schiera anche l’assessore alle politiche scolastiche Anna Caterina Cabino: “Nella lettera i genitori non facevano riferimento ad alcun fatto particolare ma piuttosto a questioni di principio legate anche all’adesione da parte del Comune alla carta di intenti della Rete Ready (rete nazionale della Pubblica Amministrazione contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale ed l’identità di genere). Una carta che è stata sottoscritta anche dai comuni di Torino, Bologna, Padova e Venezia, oltre che dalla Regione Piemonte. Questo  garantisce l’assoluta trasparenza degli obiettivi e degli strumenti che si individuano come necessari per il superamento di comportamenti di bullismo e di omofobia con tutte le conseguenze negative che fatti del genere possono avere sia per chi ne è soggetto sia per chi li compie”.  

“In quanto al ruolo di filtro che secondo i genitori il Comune dovrebbe svolgere – conclude Cabino -, crediamo che la competenza rispetto a una materia così complessa spetti agli esperti quindi a docenti e operatori sanitari nel rispetto della carta dei Diritti del Fanciullo”. 

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