Il prozio? "Si tratta di una persona che non ho mai frequentato"

Simone Rech, 31 anni, può tirare un sospiro di sollievo dopo l'arresto del parente e dell'uomo che fece esplodere una bomba di fronte a casa sua

Simone Rech, vittima dell'episodio

MONFUMO Una elaborata attività investigativa, intrapresa nell’immediatezza dei fatti e conclusasi nei giorni scorsi, ha permesso ai Carabinieri della Compagnia di Castelfranco Veneto di arrestare nella mattinata odierna i responsabili dell’attentato dinamitardo compiuto lo scorso 3 ottobre ai danni dell’abitazione, di Monfumo, di un noto imprenditore vitivinicolo pedemontano, Simone Rech.

I rilievi e le attività tecniche, unitamente ad una intensa attività informativa condotta dai militari della Stazione Carabinieri di Asolo in collaborazione con quelli del Norm di Castelfranco, hanno consentivo di identificare i colpevoli in due soggetti della zona, P.P. (51enne) esecutore materiale ed il suo mandante B.A. (71enne), legato da parentela con la famiglia della vittima, con la quale da tempo era in forte contrasto.

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L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Treviso, ha richiesto il coinvolgimento di numerosi Carabinieri del Comando Provinciale di Treviso con il supporto del Nucleo Cinofili di Torreglia (PD) e degli artificieri di Padova.

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LE PRIME DICHIARAZIONI DI SIMONE RECH "Ringrazio le forze dell'ordine per il lavoro svolto -racconta a Trevisotoday- per quanto riguarda questa vicenda, non avevo sospetti. L'esecutore non lo conosco mentre il mandante posso dire quasi di non conoscerlo: l'ultima volta che l'ho visto avevo 10-12 anni. Si tratta di una persona che non ho mai frequentato, parliamo di un terzo grado di parentela. Le motivazioni? Bisognerebbe chiederlo a lui. Ero tranquillo anche prima, non avevo mai fatto del mala a nessuno. Uno può sospettare di tutto, si guarda le spalle: oggi invece c'è un nome e un volto e va bene così".

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