Erano accusati di furti in abitazione, tutti assolti i componenti di un clan nomade

Se ne sono andati via iberi Vincenzo Levakovic, le figlie Genni e Ornella, il nipote Sonny Levakovic e la cognata Maria Olivieri. A Elisabeth Levakovic è stato inflitto un anno per aver asportato un bancomat

Un controllo dei Carabinieri in una campo nomadi

Erano tutti accusati di una serie di furti e tentati furti avvenuti in abitazione nella zona del vittoriese ma alla fine il giudice li ha mandati assolti fuorché una delle protagoniste della vicenda, condannata ad un anno perché in effetti trovata in possesso di un bancomat che era stato trafugato. Finisce così il processo al clan famigliare dei Levakovic, residente tra i comuni di Paese, Villorba e Treviso, accusato di essere andato in trasferta a Vittorio Veneto dove, nel marzo del 2016, si sarebbero introdotti in alcune case per compiere dei veri e propri raid in cui, con destrezza, avrebbero asportato gioielli e denaro contante.

A processo erano finiti Vincenzo Levakovic, 53enne residente a Villorba, le figlie Genni (33 anni di Treviso), Elisabeth (28enne residente a Villorba), Ornella (27enne ugualmente di Villorba), il nipote Sonny Levakovic, 26enne di Paese e la cognata Maria Olivieri, 43 anni di Treviso. Le indagini avevano reso avvio nel giugno del 2016. Dopo aver ricevuto dalla centrale operativa la descrizione di un'auto di presunti ladri in fuga, una gazzella dei Carabinieri di Vittorio Veneto fermò una Ford Fusion con a bordo i cinque imputati. Erano tutti sospettati di aver effettuato un tentativo di "colpo" poco prima a Miane e uno di loro fu visto sbarazzarsi di strumenti da scasso. Un'altra di un bancomat rubato.

A Miane c'erano arrivati con la scusa di eseguire dei massaggi ma erano invece si erano introdotti nella casa di B.A, un'anziana di 87 anni. Qui però, messi in allarme dai vicini che avendo sentito dei rumori si erano affacciati, sono stati costretti a battere in ritirata. I nomadi si erano quindi spostati a Revine Lago dove, forzando una porta, sono riusciti a entrare nella casa di G.R., un anziano di 77 anni che in quel momento era fuori. La famiglia Levakovic è riuscita a scovare però la tessera del Banco Posta usata per riscuotere la pensione, poi ritrovata su Elisabeth, l'unica del gruppo a essere stata condannata. Per gli altri, invece, non si è raggiunta la certezza oltre il ragionevole dubbio.

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