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Cronaca Vittorio Veneto

Sarebbe stato maltrattato fino agli ultimi giorni di vita, assolta la moglie

Finisce così il calvario giudiziario di una donna accusata dal compagno, poi morto, di avergli reso la vita impossibile. Tutte le deposizioni dei testimoni hanno infatti smentito la versione della presunta vittima

L'avrebbe minacciato e vessato malgrado fosse una persona che versava in condizioni difficili in quanto affetto da una patologia gravemente invalidante. E poi botte, inferte anche con una scarpa, e graffi sul viso e a un occhio tanto che la vittima ha riportato un distacco del cristallino. Ma quegli episodi di violenza familiare sarebbero stati smentiti dai testimoni e comunque erano riconducibili a discussioni causate da una separazione molto traumatica. E la denuncia per lesioni personali, una volta caudato il reato più grave, sono decadute per ritiro delle querele da parte dei figli della persona offesa. Per questo una 51enne di Fontanelle è stata assolta dall'accusa di maltrattamenti mentre, per quanto riguardava lesioni nei confronti del marito, che nel frattempo è morto a causa della stessa malattia per cui era risultato invalido, è stata dichiarata l'improcedibilità. Ha insomma prevalso la tesi della donna (difesa dal'avvocato Stefano Arrigo) che aveva minimizzato quanto accaduto, parlando di screzi dovuti alla situazione familiare e sottolineando il fatto che, all’aggravarsi delle condizioni del marito, gli sarebbe rimasta accanto, accudendolo fino alla fine dei suoi giorni.

La vicenda si sarebbe consumata fino ai primi mesi del 2020. I due coniugi erano sul punto di separarsi ma non trovavano un accordo sulla casa coniugale, che l’uomo, un 51enne anche lui vittoriese, avrebbe voluto mantenere per sé ma per l’acquisto e la sistemazione della quale lei avrebbe messo buona parte se non tutti i propri risparmi. E così sarebbero iniziati i problemi, sfociati - di fronte alla figlia minore della coppia, costretta ad assistere alla furibonde litigate - nelle aggressioni fisiche e verbali riportate nel capo di imputazione formulato del sostituto procuratore Barbara Sabbattini, che aveva chiesto 4 anni di reclusione. «Sei un bastardo, farabutto, figlio di p..., cornuto» gli avrebbe detto la donna secondo la denuncia, prospettandoli anche, come minaccia, che avrebbe bruciato la casa con lui dentro. E nel corso delle discussioni gli avrebbe anche lanciato contro vari oggetti, inseguendolo per casa e mettendogli le mani addosso, come quando gli avrebbe graffiato il viso e un occhio o, qualche giorno dopo (sempre ad inizio del mese di gennaio del 2020), colpendolo con un calcio all’addome, con l’uso di una scarpa e spaccandogli un quadro da parete sulla schiena.

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