"Opposizione sociale al governo Lega-M5S, con le città protagoniste"

"Il discorso sulle misure economiche e sociali del nuovo governo è assolutamente marginale, sovrastato (probabilmente non a caso) da quello sui migranti"

Il governo Conte è oggetto tanto di aperto sostegno quanto di critiche feroci per la sua azione in materia di arrivo in Italia (e per le tante dichiarazioni del ministro Salvini in merito). Posto che io giudico ai limiti dell’anticostituzionalità questa azione e sono tra quelli che lavorerà per contrastarla, noto che sostegno e critiche, in molti casi, rispondono a logiche di sensibilità culturale e di appartenenza politica che saranno difficilmente modificate dai risultati che il governo otterrà (o non otterrà su questo fronte).

In un Paese in cui aumentano le persone che vivono in povertà o ai limiti della povertà, in cui la disoccupazione giovanile e femminile sono tutt’altro che sconfitte mentre l’evasione fiscale continua ad imperversare il discorso sulle misure economiche e sociali del nuovo governo è assolutamente marginale, sovrastato (probabilmente non a caso) da quello sui migranti.

Penso, allora che debba nascere una opposizione a questo governo basata proprio sulle scelte dell’esecutivo Conte in questi ambiti, a cominciare da quelle sancite nel “contratto di governo”, per quanto ancora se ne veda ben poco l’esplicazione.

E questa opposizione non può venire che da una sinistra che non sia compromessa con le scelte dei governi che nella precedente legislatura hanno contribuito ad accrescere il consenso del populismo di destra risultato vittorioso il 4 marzo. Se Salvini e Di Maio hanno potuto raccogliere facilmente consenso attaccando le misure dei precedenti governi in materia di lavoro e di pensioni è evidente che tra quei governi e i ceti popolari si è creata una frattura che va anche al di là del merito dei provvedimenti ma che ha spinto lavoratori, giovani, disoccupati pensionati nelle braccia di Lega e M5S.

Non può essere dalla difesa dell’operato di quei governi che si costruisce una opposizione sociale al governo Conte-Salvini-Di Maio ma da una sinistra in grado di porsi come alternativa credibile tanto a questo governo quanto alle burocrazie europee che hanno imprigionato i Paesi dell’Unione nella trappola del rispetto dei vincoli di bilancio. Questa opposizione sociale può e deve cominciare a dire che la flat tax è un regalo ai ricchi che non ne hanno alcun bisogno visto che la loro ricchezza ha continuato a crescere negli anni della crisi mentre la maggior parte degli Italiani si impoveriva.

Va detto con altrettanta chiarezza che “pace fiscale” significa banalmente e semplicemente nuovi condoni che favoriscono chi non paga le tasse: in un Paese in cui si stimano in 110 miliardi all’anno le mancate entrate per l’erario questo deve diventare uno degli argomenti del dibattito pubblico. Andrà fatto notare, prima o poi, che Salvini aveva promesso la riduzione delle accise sulla benzina “nel primo consiglio dei ministri” e che di consigli se ne svolti ben più di uno ma della diminuzione della tassazione sui carburanti non si è sentito parlare?

Va proposta una democratizzazione delle istituzioni europee che consenta di riportare i luoghi decisionali delle politiche dell’Unione sotto il controllo dei cittadini sottraendolo a quello delle burocrazie europee e degli apparati finanziari che già controllano gran parte dell’economia. Su questi fronti vanno sfidati Conte, Salvini e Di Maio perché è su questi temi che hanno preso impegni precisi con gli Italiani e sarà possibile verificare quali misure prendono, a favore di quali ceti sociali, a tutela di chi paga le tasse o di chi le evade.

E questa opposizione può e deve partire dalle città perché, come ha ben spiegato la sindaca di Barcellona Ada Colau qualche giorno fa:“Abbiamo deciso di fare politica nella città, nel luogo della comunità, dove possiamo condividere e aiutarci reciprocamente, per cambiare nel concreto la vita di ciascuna e ciascuno. Le città sono lo spazio cruciale della politica di questo secolo. Forse gli Stati nazionali lo sono stati nel secolo scorso, ma adesso la loro storia è finita”.

Ma bisogna avere il coraggio di cambiare perché, prosegue Ada Colau: “Dai movimenti sociali abbiamo provato a recuperare le istituzioni e ripensare la politica. Non bisogna banalizzare la democrazia formale, ottenerla è costato tantissimo, ma ha ormai raggiunto il suo limite e bisogna rigenerarla. In questi tre anni non solo stiamo dimostrando di gestire meglio le cose: abbiamo un Comune più trasparente e partecipativo, che ha messo al primo posto le persone e i loro diritti sociali. Ma non volevamo solo sostituire quelli che c’erano prima, volevamo proprio cambiare la politica”. La sfida è questa: costruire la proposta politica partendo dai problemi e dalle persone: solo così sarà possibile dare vita alla opposizione sociale a un governo che si prepara a tagliare le tasse ai ricchi e a premiare gli evasori.

Gigi Calesso

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