Spot censurato: azienda trevigiana chiede alla Rai risarcimento da 10 milioni di euro

Continua la battaglia legale di Obiettivo Risarcimento contro la televisione di Stato. Dopo la censura della pubblicità con Enrica Bonacorti, l'azienda con sede a Villorba vuole vederci chiaro

Una causa per danni alla Rai per 10 milioni di euro. A presentarla Obiettivo Risarcimento, gruppo con sede a Villorba leader a livello nazionale nel settore dei risarcimenti alla persona, in relazione alla campagna tv sulla malasanità, con protagonista Enrica Bonaccorti, che la televisione di Stato aveva deliberatamente censurato nonostante il parere favorevole alla messa in onda di un organo terzo, lo Iap, Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, invocato dalla Rai stessa.

«Tanto la sospensione cautelativa inizialmente disposta da Rai che il permanere del rifiuto alla messa in onda dello spot hanno determinato in capo ad Obiettivo Risarcimento  – spiega Giovanni Dal Poz, legale dell'azienda - un ingente danno sia patrimoniale che non patrimoniale, anche in termini di lesione d’immagine, oltre che al danno conseguente alla perdita di chance, di cui si richiede integrale ristoro per un importo quantificato in 10 milioni di euro». La vicenda è esplosa a fine dicembre del 2018 quando su tutti i principali canali televisivi viene mandato in onda lo spot che si basa sul diritto di richiedere un risarcimento per errori sanitari entro 10 anni, così come sancito dal Codice Civile, oltre che da una recente Legge dello Stato. «Il nostro spot – sottolineano Roberto e Paolo Simioni, Presidente e Amministratore della Società - pur avendo uno scopo promozionale,veicola anche un’ utile informazione circa l’esistenza di un diritto. Il messaggio non è mai stato né fuorviante, né denigratorio, né irrispettoso, né falso, né ingannevole: cosa confermata sia dallo IAP, ma anche dalla stessa Rai in fase di visione preliminare dello spot rispetto alla messa in onda». Interessante osservare che analogo spot era già stato veicolato da Rai per conto di Obiettivo Risarcimento sin dal 2012. Stavolta però le proteste della classe medica sono arrivate ad esercitare forti pressioni politiche sulla Commissione di Vigilanza Rai portando prima alla sospensione del messaggio e poi alla totale censura (contrariamente a quanto fatto dalle altre emittenti televisive) e ciò nonostante il Parere favorevole dello Iap.   

LA VICENDA

Lo spot di Obiettivo Risarcimento (a cavallo tra dicembre e gennaio scorsi) è stato trasmesso regolarmente dai canali del gruppo Mediaset, da La7 e inizialmente anche dalla Rai stessa; il messaggio era stato sottoposto da tutti i canali TV ad un vaglio preventivo relativamente ai contenuti e nessuna emittente aveva sollevato criticità. Ma a 24 ore dalla messa in onda le proteste dei medici avevano fermato temporaneamente lo spot prima in Rai poi su Mediaset (La7 aveva invece completato la programmazione senza interruzioni); le emittenti avevano quindi chiesto il parere di un organo terzo: lo IAP, l'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria; poco prima il Ministro della Salute Giulia Grillo era già entrata nella polemica sottolineando che «in attesa dell'esito della valutazione dello Iap confido che anche le altre emittenti – oltre la Rai – sospendano la messa in onda dello spot».

L'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, chiamato in causa, anche attraverso una nota ufficiale Rai, dopo pochi giorni aveva certificato la correttezza del messaggio che non avrebbe dovuto essere censurato in quanto, “non risulta essere in alcun modo in contrasto con le norme a tutela dei consumatori”. Mediaset quindi provvedeva nuovamente alla  messa in onda dello spot, riconoscendo alla società Obiettivo Risarcimento anche una maggiore esposizione a ristoro dei disagi subiti. La Rai, in maniera arbitraria e mutando la propria posizione, invece decise di non riproporre lo spot nemmeno a seguito dei numerosi solleciti dei legali della società. Alla censurata Obiettivo Risarcimento non è rimasto altro che rivolgersi all’Agcom, alla Commissione Europea ed infine alla Magistratura, chiedendo di far luce su quanto occorsole: una chiara intromissione sulla linea editoriale della Rai da parte della politica, su pressioni delle associazioni di categoria mediche, a tentar ancora una volta di far tacere chi ha da dire qualcosa di scomodo ma gravemente reale.

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