Coronavirus, duemila aziende scrivono alla Prefettura: «Fateci riaprire»

Si tratta di imprese che ritengono di essere inserite in modo funzionale a filiere che devono e possono proseguire la produzione o a servizi essenziali e di pubblica utilità

Guardia di Finanza è impegnata a verificare il rispetto delle prescrizioni sul blocco delle attività economiche

Le aziende trevigiane hanno fretta di riaprire per non finire nel vortice della crisi. Sono  2 mila le imprese che, non rientrando già tra quelle consentite, hanno scritto nei giorni scorsi alla Prefettura chiedendo di  poter proseguire l’attività in quanto ritengono di essere inserite in modo funzionali a filiere che invece devono o possono proseguire la produzione, o a servizi essenziali o di pubblica utilità o che operano a ciclo continuo e la cui interruzione comporta grave pregiudizi per gli impianti o pericolo di incidenti.

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Le comunicazione già esaminate, spiega la Prefettura stessa in una nota,  sono 1470 e i provvedimenti di sospensione adottati sono 110. Le motivazioni delle sospensioni, viene spiegato, sono nella maggior parte dei casi dovuti alla mancata dimostrazione della funzionalità dell’attività svolta rispetto alle filiere produttive consentite indicate, come anche l’indicazione di filiere produttive non rientranti tra quelle assentite. «L’esame delle comunicazioni in argomento sta impegnando fortemente gli uffici - si legge nella comunicazione della Prefettura -  che, come il resto della pubblica amministrazione, sta operando con un numero limitato di dipendenti, essendo gli altri collocati in smart working ed alcuni in ferie obbligate, e risulta particolarmente complesso». In realtà molte comunicazioni sarebbero formulate in modo errato o incompleto e ciò rende ancora più complessa i controlli che vengono effettuati con il supporto della Camera di Commercio e delle organizzazioni sindacali. Per chi rientra in una filiera consentita sono comunque previste delle verifiche che svolte dalla Guardia di Finanza.

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