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"Decoro e sicurezza? Il problema è questa amministrazione, non le spallette dei ponti!"

Luigi Calesso contro gli ultimi provvedimenti presi dal sindaco di Treviso, Mario Conte

TREVISO Il problema del “decoro” e della “sicurezza” in città sarebbe rappresentato dalle persone che siedono sulle spallette dei ponti o sui gradini degli edifici o si stendono sulle panchine e nelle aiuole? Se la scelta di sanzionare questi “pericolosi comportamenti” non fosse confermata dal Sindaco in persona si potrebbe pensare ad uno scherzo di cattivo gusto. Purtroppo è tutto vero, la propaganda della “lotta allo spaccio” continua e arriva alle sue estreme conseguenze, con le sanzioni per chi si appoggia alle catenelle o ai corrimano: che tutto questo non abbia assolutamente nulla a che fare con la lotta allo spaccio di droga è evidente a chiunque (come gli operatori di strada) si occupa con competenza e professionalità della questione.

Finché ci sono offerta e domanda di sostanze stupefacenti questo “mercato” continuerà a prosperare nonostante gli arresti degli spacciatori perché questi “ultimi anelli della catena” sono facilmente e immediatamente sostituibili. E non è certo togliendo fioriere o abbattendo cespugli che li si mette in difficoltà visto che nascondigli per la droga si possono trovare ovunque. Ovviamente, visto che il “divieto di seduta” non è facilmente contrabbandabile come “misura di sicurezza”, viene giustificato anche in nome del “decoro”, concetto misterioso che in questi tempi viene utilizzato per giustificare interventi, divieti, sanzioni che colpiscono chi sta ai margini della società, sia straniero, tossicodipendente, senza tetto o alcolizzato.

Ma il vero problema di “decoro” lo crea questa amministrazione che ricomincia il percorso già visto con le giunte Gentilini e Gobbo e che trascinerà inesorabilmente la nostra città sulle pagine dei quotidiani nazionali e nei servizi dei tg per le misure inutili e discriminatorie che servono unicamente come “contentino” per chi ha creduto alle promesse elettorali e come arma di distrazione di massa rispetto ai problemi veri della città: inquinamento, sfratti, cementificazione del territorio, disagio sociale. E con l’insistere su spaccio, bighelloni, presidi fissi, cani antidroga, “operazioni di polizia” l’amministrazione non fa altro che acuire il senso di insicurezza dei cittadini che si possono legittimamente ritenere circondati da chissà quale malavita imperante.

Ovviamente, non si tratta di un caso, di decisioni azzardate o di valutazioni inadeguate: è invece, una scelta precisa, quella di ridurre il dibattito pubblico, la discussione in città, l’attenzione dei trevigiani intorno a un’unica presunta drammatica questione, quella della “sicurezza”. Il focalizzarsi dell’attenzione su quest’unico “fenomeno” permette all’amministrazione di evitare di occuparsi di altri problemi che, inesorabilmente, perdono peso nella scala di valori dei cittadini, quotidianamente spinti a preoccuparsi unicamente di una inesistente “emergenza criminalità”. Sarebbe quasi da ridere se il prezzo di questa gigantesca messinscena propagandistica non lo pagassero coloro che già sopportano il peso di essere ai margini della società, a cominciare dagli stranieri (ma il “divieto di appoggio” vale per tutti, sia ben chiaro!) per proseguire con tutti color che vivono condizioni di disagio sociale.

Questi problemi si affrontano (a cominciare da quello delle tossicodipendenze) con gli interventi sociali, con gli operatori di strada, andando alla fonte delle situazioni di difficoltà: ma per questa amministrazione, evidentemente, occuparsi veramente delle questioni è troppo complicato, la propaganda è molto più semplice, rende di più in termini di consenso e “costa” molto meno a livello di impegno amministrativo e di risorse da utilizzare. Se c’è un problema di “decoro” in questa città è quello dell’accanimento sulle persone che vivono situazioni di marginalità, se c’è un problema di “sicurezza” è quello delle loro condizioni di vita: e questa amministrazione i veri problemi di decoro e di sicurezza non li affronta, anzi li acuisce.

Gigi Calesso

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