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Giovedì, 26 Maggio 2022
Attualità

"Il problema della scuola non sono gli spacciatori ma i razzisti"

Rete studenti Medi manifesta nel primo giorno di scuola contro il ministro degli Interni. Sara Giuzzetti: "La scuola è il luogo da cui ripartire per accettare il diverso"

TREVISO "Oggi, primo giorno di scuola, la Rete degli Studenti Medi di Treviso sarà di fronte agli istituti di tutto il Veneto con megafoni e grandi cartelli per intitolare simbolicamente le scuole alle vittime di violenza razzista di questi ultimi mesi. È un gesto di solidarietà nei confronti di queste persone, spesso ridotte sui media alla loro etnia, private anche del loro nome; abbiamo deciso di parlare di loro, di restituire loro l'umanità che in questo momento viene loro negata. E di condanna, anche: verso le parole e le azioni del governo, che è corresponsabile di questa escalation, complice delle violenze perpetrate nei confronti dei più deboli, fomentando la paura della gente per mutarla in tornaconto elettorale. Il caso Diciotti - come prima quello Acquarius -, le parole di Salvini su una presunta invasione, non sono slegati dalle aggressioni che vediamo aumentare giorno dopo giorno. Costruire un clima di odio, di paura e di sospetto reciproci non può che alimentare la rabbia e portare a conseguenze di questo tipo: i numeri sono preoccupanti, e crescono nel silenzio. “Non è un caso che abbiamo scelto di intitolare a queste persone proprio le nostre scuole: la scuola è il luogo da cui ripartire per accettare il diverso, affrontare le sfide della modernità, creare solidarietà e inclusione anziché competizione è discriminazione.” dichiara Sara Guizzetti, coordinatore della Rete degli Studenti Medi Treviso. “Le parole della politica sono gli occhi con cui guardiamo il mondo. E se sono parole di odio, allora la politica spaccia morte nelle nostre strade. Il governo ha probabilmente paura di investire seriamente e sistematicamente in istruzione, perché ciò distruggerebbe il clima di violenza che lo tiene in vita." “Chi ha paura di cambiare?” chiedono provocatoriamente gli studenti. Il governo ne ha, e per questo preferisce fare propaganda sul decreto Sicurezza, anziché scommettere sulla scuola come vero motore di cambiamento".

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