San Giuseppe, il Vescovo celebra nella cripta della cattedrale

Una celebrazione “a porte chiuse” ma in comunione con tutti, ha sottolineato Monsignor Tomasi, che nella preghiera per i defunti ha affidato al Signore

La messa nella cripta del Duomo

«Anche noi oggi ci affidiamo all’intercessione di san Giuseppe per non richiuderci nel nostro limite, che oggi tocchiamo con mano a vari livelli; abbiamo bisogno di affidarci a un’intercessione profondamente umana e forte; abbiamo bisogno di aiuto per vivere concretamente l’amore che la fede risveglia in noi; abbiamo bisogno di fatti di Vangelo e di prenderci cura gli uni degli altri»: così il vescovo Michele Tomasi nell’omelia della messa per la festa di San Giuseppe, celebrata questa mattina, in diretta streaming e su Antenna 3 e ReteVeneta, nella cripta della cattedrale di Treviso, dove riposano le spoglie di San Liberale, il patrono della città e della diocesi.

Una celebrazione “a porte chiuse” ma in comunione con tutti, ha sottolineato Monsignor Tomasi, che nella preghiera per i defunti ha affidato al Signore “in modo particolare tutte le persone morte in questo periodo, che non hanno potuto avere un ricordo, un accompagnamento nella celebrazione delle esequie e che sono accompagnate dalla tua infinita misericordia e dalla nostra preghiera”. Mons. Tomasi ha ricordato anche quanti si impegnano per gli altri in questo particolare momento e quanti continuano a lavorare o vivono una precarietà lavorativa.

L'Omelia del Vescovo

Sono davvero pochi i cenni a proposito di San Giuseppe nei Vangeli, che però bastano a tratteggiare la figura bella e forte di un autentico uomo di Dio. Metto in evidenza quattro tratti che emergono dal brano che abbiamo appena ascoltato. Era uomo giusto. Il giusto nella Bibbia è colui che ha un rapporto di fede operosa nei confronti di Dio e che si rende disponibile a fare quanto la Parola di Dio gli chiede.  Alla promessa di una discendenza pur in tarda età Abramo credette al signore, che glielo accreditò come giustizia (Gen 15,6). I giusti sono coloro che ripongono tutta la loro fiducia e la loro speranza in Dio, che si fidano della Sua promessa di essere per sempre al loro fianco. I giusti vivono pienamente la vicenda di questo mondo, di questa storia, ma sanno che l’esistenza non si richiude nel limitato orizzonte del tempo terreno, ma che essa si apre ad una vicenda carica di eternità; il giusto fa spazio alla logica di Dio nel concreto della sua vita, accoglie, pur nella faticosa e spesso incomprensibile quotidianità, l’irruzione della novità di Dio.

Gli apparve in sogno un angelo. Papa Francesco descrive la sua devozione a san Giuseppe proprio in questa relazione alla sua capacità di sognare, di ascoltare i sogni di Dio che in sogno gli vengono manifestati con tratti delicati e molto belli: «Vorrei anche dirvi una cosa molto personale. Io amo molto san Giuseppe, perché è un uomo forte e silenzioso. Sul mio tavolo ho un’immagine di san Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa! Sì! Può farlo, lo sappiamo. E quando ho un problema, una difficoltà, io scrivo un foglietto e lo metto sotto san Giuseppe, perché lo sogni! Questo gesto significa: prega per questo problema!». Il sognatore che dorme sembra lontano dalla vita reale, disinteressato. E invece è proprio in questo suo atteggiamento di fiducioso abbandono che si dimostra affidato completamente a Dio, dal Padre celeste riceve il dono della sua paternità terrena, della sua capacità di cura, della presa in carico dei problemi della Chiesa, dell’umanità.

Si destò dal sonno. C’è completa continuità tra il sonno – e il sogno – di Giuseppe e la sua vita cosciente, da sveglio. Nel sogno gli viene rivolta la Parola di Dio attraverso l’angelo, il Signore gli parla. Potrebbe essere così anche per noi quando ci mettiamo in ascolto della Parola, quando leggiamo le Scritture, quando come membra vive della Chiesa preghiamo e riusciamo anche a vivere delle esperienze in cui ci pare di aver colto qualcosa della sua volontà per noi. Giuseppe lascia questa situazione, si desta dal sonno, torna alla vita concreta, reale. Potrebbe riscuotersi e dire, magari tra sé e sé, di tornare a considerare queste cose come stava facendo poco prima dell’intervento divino, a rimuginarle, a tentare magari una qualche via d’uscita autonoma ed indipendente e considerare le indicazioni dell’angelo un abbaglio, solo un sogno, appunto. E invece.

Fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. Non dice nemmeno una parola – si noti il silenzio profondo, quello di una persona concreta, seria: non a caso la Chiesa lo riconosce come il Santo dei lavoratori, lui, il falegname – e però obbedisce. In lui che fa puntualmente quanto gli viene detto la Parola si realizza, tutto avviene secondo la volontà di Dio. Nel suo caso, si tratta della custodia sponsale e paterna di Maria e di Gesù: la storia della salvezza dell’umanità in Cristo Gesù è resa possibile da questa sua silenziosa, ferma, costante perseveranza nella fedeltà alla Parola di Dio. La storia diventa il luogo in cui si realizza la volontà di Dio. Ecco perché anche noi oggi ci affidiamo alla sua intercessione, alla sua cura, alla sua custodia: Abbiamo bisogno di non richiuderci nel nostro limite. Stiamo toccando con mano a vari livelli il limite proprio della nostra vita, della nostra esistenza, delle forme e dei modelli della nostra convivenza civile. Scopriamo quanto siano fragili le sicurezze che solo fino a pochi giorni fa davamo così per scontate da non essere nemmeno in grado di concepire un blocco così repentino, un cambiamento così radicale nel volgere di pochi attimi.

Il tempo non è nelle nostre mani: siamo capaci di coese grandissime, ma esposti sempre al rischio del fallimento e della chiusura: scopriamo la vera misura dell’umano se la teniamo aperta all’orizzonte dell’infinito di Dio, infinito di giustizia e di misericordia al contempo. Abbiamo bisogno di affidarci ad un’intercessione profondamente umana e forte. San Giuseppe che dormiente assicura la cura di ciò che ci sta a cuore ci dà la speranza che si possa continuare ad impegnarci anche quando apparentemente le forze stanno per lasciarci, che la determinazione rischia di cedere. Abbiamo bisogno di affidare la fatica, la forza, il coraggio di tutti coloro che stanno impegnandosi al limite e anche al di là delle proprie possibilità per il bene di ciascuno e di tutti. Abbiamo bisogno di pregare l’intercessione di San Giuseppe, di chi ha vissuto per servire, affinché accompagni chi sta a servizio di tutti in questo momento di prova. Abbiamo bisogno di aiuto per vivere concretamente l’amore che la fede risveglia in noi. San Giuseppe che si desta e continua ad essere fedele ci sostiene nel passaggio dalla preghiera alla vita attiva, dalla contemplazione del mistero di Cristo alle scelte e alle azioni di ogni giorno.

Abbiamo bisogno di cristiani che in ogni aspetto della loro vita possano trarre le conseguenze per la vita della loro fede e traducano in scelte concrete l’amore di Dio sperimentato nella fede in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Abbiamo bisogno di fatti di Vangelo e di prenderci cura gli uni degli altri. San Giuseppe può sostenerci nel realizzare concretamente la richiesta che rivolgiamo con il Padre nostro: sia fatta la tua volontà. Lui che ricordiamo lavoratore, accompagni con il suo esempio di operosità concreta e forte coloro che in questo momento continuano a lavorare, pur nelle incertezze della situazione, affidiamo al suo sguardo tutti coloro che vivono la precarietà del proprio lavoro. Non perdiamoci d’animo, per contribuire a trovare i modi e i luoghi in cui impegnarci, nel lavoro o nelle attività di volontariato, per il bene della società e di ogni persona. Abbiamo bisogno - il nostro mondo ha bisogno - di uomini e donne che vivano l’amore che hanno ricevuto in dono, che lo vivano gratuitamente, senza sconti o compromessi. Abbiamo bisogno di fedeltà alla vita, anche solo – oggi soprattutto -  nella quotidiana fedeltà a quanto ci viene richiesto per il bene comune, consapevoli che possiamo essere nel nostro piccolo anche noi custodi silenziosi, forti e fedeli della vita di tutti. San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale, prega per noi!

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