Coronavirus, Zaia: «Gli immigrati della Serena devono tornare a casa loro»

Avviata in Veneto la sperimentazione del vaccino anti-Covid. Proteste dei no-vax. Venerdì 7 agosto il nuovo Piano di sanità pubblica: «Più screening per le comunità straniere»

Luca Zaia durante il punto stampa

Luca Zaia commenta con parole pesantissime la situazione migranti alla Caserma Serena di Casier. Durante il punto stampa di lunedì 3 agosto sono intervenuti anche il rettore dell'università Pier Francesco Nocini ed i ricercatori del centro ricerche cliniche di Borgo Roma (Verona) per parlare della sperimentazione del vaccino anti Covid-19.

«Il virus c'è, non bisogna abbassare la guardia - ha esordito Zaia - Nella classifica europea l'Italia è, ad oggi, il Paese con la minore recrudescenza. Questa mattina ci sono però 9 nuovi contagiati e 22 ricoverati negli ospedali del Veneto dati che non vanno sottovalutati anche se la situazione in Veneto è sotto controllo. Da noi si vive normalmente, non siamo un lazzareto - specifica Zaia - I micro-focolai sono sotto controllo, il problema restano gli asintomatici. Venerdì 7 agosto presenteremo il nuovo Piano di sanità pubblica. Oggi non possiamo dire che il virus se ne sia andato ma ora la responsabilità è passata dall'ospedale ai cittadini». Nota dolente il trasporto pubblico: «Spero il Governo trovi al più presto una soluzione, lo dico in maniera costruttiva. Il sistema dei trasporti, ad oggi, non sta in piedi e con la ripresa delle scuole sarà ancora peggio - avvisa Zaia che ha riservato parole durissime sulla situazione migranti all'ex caserma Serena di Casier - Non ero stato informato del festino con musica che si è tenuto nel weekend ma è la prova provata che il 90% delle persone ospitate all'interno dell'ex caserma di Casier non sono fuggite da guerre o situazioni di emergenza e devono quindi tornare a casa loro. Se non avessimo avuto questi due grandi centri accoglienza non avremmo avuto due grandi focolai. Alle Serena delle 137 persone contagiate solo un operatore è risultato positivo quindi se ci fosse stato un po' più di prevenzione tutto questo non sarebbe successo. Ragazzi in perfetta forma fisica dovevano star più attenti. Nel nuovo Piano di sanità pubblica che presenteremo venerdì 7 agosto ci sarà una specifica richiesta per l'aumento di screening e controlli tra le comunità straniere presenti in Veneto, senza fare nessuna ghettizzazione ma evitando anche che si formino nelle nostra regione nuovi focolai provenienti dall'estero». La presentazione della sperimentazione per il vaccino anti-Covid ha suscitato violente reazioni di polemica tra gli utenti che stavano seguendo la diretta del punto stampa su Facebook. La pagina del Governatore Zaia è stata invasa in pochi minuti da decine di commenti "no-vax" che hanno polemizzato contro le scoperte illustrate dal rettore Nocini con commenti offensivi e insulti pesanti all'indirizzo dei medici.

La sperimentazione del vaccino

Proprio per combattere il Covid-19, nel centro di ricerche cliniche di Verona è stata autorizzata la prima fare di sperimentazione del vaccino. Un vaccino che, se sarà realizzato, sarà proposto ai cittadini veneti in maniera non obbligatoria, come sottolineato da Luca Zaia. Il rettore Nocini ha presentato il centro di ricerche cliniche di Verona: «Un centro di 800 metri quadrati che esiste dal 2005 - ha detto - Un gruppo di 15 persone che hanno portato avanti una collaborazione con l'università e con l'azienda ospedaliera molto utile per i nostri pazienti. Sono 25 i vaccini anti-Covid oggi testati nel mondo e sono convinto che più test facciamo più avremo notizie certe per il bene della popolazione. Noi inizieremo tra metà e fine agosto con dei volontari, poi passeremo ad una seconda fase passando a 40mila persone e poi arriveremo alla fase tre». Alcuni dettagli sono stati poi aggiunti dal direttore del centro Stefano Milleri: «Lo studio prevede la somministrazione a circa 90 volontari volontari sani di tre dosi diverse del vaccino, dosi progressivamente crescenti. I volontari saranno inizialmente 45 di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Successivamente, le tre dosi di vaccino saranno somministrate a soggetti potenzialmente più fragili e quindi di età anche superiore ai 65 anni. Lo studio prevede una visita di screening, in cui si valuteranno le condizioni di base e l'assoluta assenza di un contatto con il virus. Poi ci sarà la somministrazione del vaccino ed i volontari sanno seguiti per circa sei mesi. In questo periodo saranno effettuate delle valutazioni per verificare la sicurezza del composto, ma si valuterà anche la capacità del vaccino di indurre una risposta immunitaria».

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