Filodiffusione, mascherine e distanziamento sociale: ecco come si tornerà a messa

Don Gerardo, parroco a Castello di Godego: «Non ci siamo mai fermati, ma sarà comunque un momento di gioia. La messa in streaming ci ha dato ottimi risultati, ma la presenza dei fedeli è qualcosa di diverso»

Don Gerardo durante una recente celebrazione

Un'entrata ed un'uscita; distanziamento sociale (nello schema una persona ogni due posti a sedere, sia verticalmente che orizzontalmente); gel igienizzante a disposizione di tutti e accesso ai luoghi di culto con mascherina e guanti. Queste appena citate sono solo alcune delle precauzioni che la parrocchia di Castello di Godego sta organizzando in queste ore per poter iniziare a "riabbracciare" (con le dovute distanze) i propri fedeli che da lunedì potranno tornare a confessarsi e ricevere la comunione durante sia le messe feriali che festive.

«In queste settimane di lockdown la nostra attività non si è mai fermata - racconta ai nostri microfoni Don Gerardo Giacometti, parroco della locale parrocchia della Natività di Maria Santissima - Ci siano infatti fin da subito attrezzati per la trasmissione in diretta delle messe via Facebook, in streaming, ottenendo veramente ottimi risultati, anche oltre le nostre aspettative. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia del Covid-19, la possibilità di seguire anche solo online la messa ha permesso ai fedeli di sentirsi più vicini a Dio, di avere un piccolo angolo di conforto in un momento buio, soprattutto per coloro che hanno perso un loro caro senza potergli dare un ultimo saluto. Proprio per questo, nonostante la prossima riapertura dei luoghi di culto come la nostra Chiesa Abbaziale, abbiamo già ricevuto molteplici richieste per continuare con questo servizio alla comunità che, ci tengo a precisare, richiede comunque uno sforzo sia tecnico che di pensiero in quanto parlare ad un pubblico via etere non è sicuramente lo stesso che farlo in presenza. In ogni caso è indubbio che lo strumento della messa in streaming sia oggi di fondamentale importanza per raggiungere coloro che non possano parteciparvi, come gli anziani e gli infermi, e per questo contiamo di continuare con questo servizio anche nei prossimi mesi, magari concentrandoci solo sulla messa domenicale».

Da lunedì 18 maggio i fedeli potranno comunque tornare in chiesa e seguire la messa in comunità. Questo infatti è quanto è stato deciso nelle scorse ore a Palazzo Chigi con la firma sul Protocollo che permetterà a partire da quella data la ripresa delle celebrazioni con il popolo, firmato dal presidente della Cei il cardinale Gualtiero Bassetti, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. «Tornare ad accogliere i fedeli sarà certamente un momento di gioia per tutti noi, ma non siamo così sicuri che ci sarà un "ritorno di massa" qui in chiesa nei prossimi giorni, non perlomeno come si potrebbe pensare - continua Don Gerardo - Tante persone, infatti, ci hanno telefonato in quanto preoccupate di possibili assembramenti che possano ancora veicolare il Coronavirus. Tra i più timorosi, principalmente in merito alle messe nei giorni festivi, ci sono sicuramente gli anziani. Stiamo quindi assistendo sì al desiderio di tornare a pregare come di faceva prima della pandemia, ma con un riavvio graduale e cautelare alla "normalità"».

«In ogni caso, per venire incontro ai fedeli nel rispetto dei Dpcm e di quanto stabilito dalla Cei, ci siamo presi per tempo per offrire a tutti la possibilità di celebrare messa e ricevere la comunione. In primis gli accessi alla nostra chiesa saranno contingentati, ma nel malaugurato caso che qualcuno dovesse rimanere all'esterno, abbiamo comunque pensato di posizionare delle sedie sul sagrato, a debita distanza una dall'altra, e grazie alla filodiffusione porteremo all'esterno ogni momento della celebrazione in atto. Il tutto grazie anche all'operato dei volontari della Protezione Civile. Vogliamo difatti evitare che qualcuno possa sentirsi "mandato via". Per quanto poi riguarda, nello specifico, l'atto di consegna dell'ostia consacrata, questo dovrà avvenire senza alcun contatto tra il fedele e il parroco, quindi attraverso la singola cessione della particola di mano in mano. Inoltre, abbiamo anche aperto alcune stanze della canonica e dell'oratorio per permettere la confessione. Si tratta di stanze ben areate, dove si potrà accedere con mascherina e guanti e nel pieno rispetto della privacy. Ma non solo. Abbiamo infatti anche deciso, se ce ne sarà bisogno, di celebrare messa anche la domenica pomeriggio al santuario della Crocetta, mentre nelle messe feriali della sera ricorderemo man mano tutti coloro che ci hanno lasciato durante queste settimane e che, magari, non sono stati salutati dalle famiglie come avrebbero voluto e meritato».

I parrocchiani, in questi giorni difficili, non hanno però mai smesso di pregare e di affidarsi alla Vergine dell Crocetta: «La nostra comunità ogni sera invoca la Vergine della Crocetta, al suono delle campane. Adulti, ragazzi e bambini, tutti idealmente insieme con la preghiera della parrocchia o con una semplice Ave Maria. Abbiamo tante immagini e video che testimoniano questi momenti di fede in famiglia. Grazie! - conclude Don Gerardo - La Vergine ci ha accompagnato con la sua protezione e ancora lo sta facendo. Il sesto centenario dell'apparizione reca con sé questa sorpresa: Maria è apparsa...a casa nostra! Ancora la invochiamo. E proprio per questo le campane del Santuario continueranno a suonare a distesa per tutto il mese di maggio alle ore 20.30. Le campane della chiesa parrocchiale, invece, si faranno sentire alla stessa ora solo nei rintocchi della campana maggiore. Sarà quindi un passaggio alla Fase 2 fatto di fiducia, tenacia, responsabilità, forse anche di normalità. Accompagnata però sempre da una Madre. Mantenete quindi tutti la speranza, ma siate prudenti».

In conclusione, riportiamo qui di seguito l'omelia che Don Gerardo ha utilizzato domenica scorsa, 10 maggio, per riportare i fedeli sulla via della fede nonostante il delicato momento di vita che stiamo tutti attraversando nel mondo intero:

 I fatti capitati lungo i Navigli, a Milano, sono l’icona di questi giorni in cui qualcuno esce, incurante delle misure di sicurezza e in cui qualcuno cattura chi esce, con le proprie foto e con i propri post, in un misto di indignazione e forse di invidia. Perché il nostro sdegno non è mai del tutto puro e spesso porta con sé una inconscia voglia di rivincita, di fare altrettanto, quello che a noi è proibito. Siamo come i discepoli di lingua greca che mormorano contro quelli di lingua ebraica perché vedono dei privilegi inaccettabili nel modo di gestire la comunità. Non è detto che dal virus usciremo cambiati, non è detto che usciremo migliori. Intorno a noi percepiamo sentimenti che non sono sempre quelli della solidarietà che questo tempo ci ha regalato. Sentiamo che spesso montano la rabbia, la cattiveria, il risentimento, la preoccupazione che ci toglie la pace. E soprattutto la tentazione di fare confronti. Tra prima e dopo, tra noi e gli altri. A rimedio di questa agitazione Gesù suggerisce la fede. "Non sia turbato il vostro cuoreAbbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". Ecco l’invito importante rivolto ai discepoli: smettetela di guardarvi tra voi, di riempirvi di sospetti, di alimentare le paure. Vivete la vostra vita con me. Che non vi capiti di guardare i Navigli più di quanto non guardiate il Vangelo! E per darci la persuasione che di lui ci possiamo fidare, Gesù riserva ai suoi amici un’altra delle sue grandi affermazioni. Io sono. Ogni volta che Gesù parla di sé in questo modo, sta evocando il nome santo di Dio, la sua presenza, la sua alleanza, come ha fatto con Mosè. Io sono colui che sono. Che vuol dire: ci sono, ti puoi fidare, ho ancora tante cose da dirti e da darti. E a queste parole di rassicurazione, Gesù aggiunge tre immagini: "Io sono la via, la verità e la vita". Non rimanere nei Navigli, fermo all'apericena. Mettiti sulla strada di Dio, guarda oltre e in Gesù riconosci la via, la verità e la vita.

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