Addio all'artista Lionello Trabuio, inventò il "Trasvisismo"

E' spirato all'alba presso l'ospedale di Monastier dove da qualche tempo viveva: si trovava ricoverato da circa un mese a causa di una caduta. Il funerale a San Liberale giovedì prossimo alle 15. Era originario di Marcon. Numerose le sue mostre nella Marca

MONASTIER Una vita vissuta fino al limite, a volte anche oltrepassandolo. Come quando, come si legge nella sua biografia, aveva pensato di togliersi la vita e venne salvato dalla pittura, o come quando visse "in una casa nel bosco" mettendo a fuoco il suo stile. Il Veneziano perde una figura piuttosto eccentrica ma comunque fortemente presente nei decenni sulla scena artistica lagunare: Lionello Trabuio, originario di Marcon, è spirato martedì all'età di 72 anni all'ospedale di Monastier, nel Trevigiano. L'artista si era trasferito da qualche tempo nella Marca.

Le opere

Trabuio ha avuto una vita che definire avventurosa è dir poco: numerose le mostre delle sue opere, soprattutto dipinti ispirati alla sua forma d'arte, il "trasvisismo". In questo senso il 72enne si definiva un precursore. I funerali si terranno giovedì prossimo alle 15 nella chiesa parrocchiale di San Liberale di Marcon, mentre la camera ardente sarà aperta dalle 11 al cimitero di Gaggio. L'artista di recente venne selezionato per partecipare alla prima "Biennale della creatività" (era il 2014), inaugurata dal critico Vittorio Sgarbi e dallo scrittore Paolo Levi.

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BIOGRAFIA DI LIONELLO TRABUIO Lionello Trabuio nasce a San Liberale di Marcon (VE) il 21 ottobre del 1945 da una famiglia povera. Fin da piccolo si è sempre dimostrato un ribelle. Già in tenera età era innamorato dei colori e la maestra si accorse che era predisposto per il disegno. Finite le scuole a 11 anni, si dedicò allo sport del calcio, tralasciando il suo istinto per l’arte e i colori se non per fare l’imbianchino. Da quel periodo fino al 30° anno di età un destino avverso lo porta a vivere una serie di esperienze negative. Un incidente stradale, la prigione, l’alcolismo, la malattia e la separazione dalla moglie. Così a 33 anni caduto nella più alta disperazione a causa di continui incubi notturni, un giorno decide di suicidarsi. Ma nel momento in cui tale disperazione stava per prendere il soppravvento, una voce nella sua testa gli disse di prendere in mano il pennello perché lui è un artista e la sua vera vita è nella pittura. L’artista che era in lui e che egli aveva allontanato per tanto tempo, lo mise di fronte a una scelta: o vivere per l’arte o morire. Scelse di vivere e si ripromise che avrebbe dipinto per tutta la vita. L’emozione che avrebbe provato davanti a una tela, sarebbe in seguito diventata la sua ragione di vita. Questa è la sua verità e la sua luce. Spaziare con la fantasia, trasmettere ciò che prova dentro; dolore, gioia, tormento, amore, fragilità e voglia di vivere. Nel 1981 dipinge gratuitamente la chiesa di San Liberale di Marcon (VE). Per mantenersi insegnava calcio di giorno e la sera andava a carità. Nel 1992 va ad abitare a Pederobba (TV) con il fratello, nella casa che un tempo fu di Giovanni Piazzetta, pittore del ‘900. Dal 1978 al 1990 attraversa un periodo di sofferenza sia fisica che spirituale. Nel 1993 conosce una poetessa di Volpago del Montello (TV) che lo ospita in una casa nel bosco. Fu li nel bosco, a contatto con le quattro stagioni che maturò la sua personale e originale visione artistica che in seguito chiamò Trasvisismo. Fino al 2001 dipinge con la tecnica che egli chiama “Figurazioni in forme”, la quale deriva dal passaggio dall’impressionismo figurativo e dall’iper avanguardia informale alla tecnica delle forme in movimento. Dal 2002 iniziò questa nuova forma di pittura, dividendola in quattro sezioni: Trasvisismo figurativo dove appaiono figure, persone, Trasvisismo in forme dove appaiono forme generiche, Trasvisismo finale dove si vede chiaramente ciò che è coperto, Trasvisismo libero dove non appaiono segni particolari.

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