Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca Arcade

Franco Battaggia in Procura, ma il "re del pesce" sceglie il silenzio

Oggi 19 giugno il 76enne, indagato a piede libero per l'omicidio di Anica Panfile, la 31enne trovata morta domenica 21 maggio sul Piave a Spresiano, è comparso di di fronte al pubblico ministero Valeria Peruzzo per un interrogatorio in cui avrebbe dovuto chiarire molti punti oscuri sulle ultime ore della donna. Ma l'uomo, assistito dai suoi due avvocati, Maria Palomba e Loretta Cassano, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Franco Battaggia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il 76enne ex "primula rossa" della criminalità veneta, indagato a piede libero per l'omicidio di Anica Panfile, la 31enne romena il cui cadavere è stato ritrovato domenica 21 giugno in un'ansa del fiume Piave a Spresiano, ha preferito non rispondere nel corso dell'interrogatorio che si è svolto oggi, 19 giugno, di fronte al pubblico ministero Valeria Peruzzo e in cui era assistito assistito dai suoi due avvocati, Maria Palomba e Loretta Cassano. Resta quindi il "giallo" relativo alle ultime ore di vita di Anica, che gli inquirenti sospettano si siano consumate all'interno della casa di Battaggia. Alle 16,30 infatti il telefonino della donna risultava spento e da quel momento di lei non si è più saputo nulla.

Il 76enne, imprenditore di successo nel settore del commercio ittico tanto da essere soprannominato "il re del pesce", proprietario di una nota pescheria a Spresiano, in una serie di dichiarazioni spontanee rilasciate ai carabinieri come persona informata sui fatti avrebbe detto di aver prelevato la 31enne a Santa Bona alla fine del turno di lavoro in una mensa dell'Israa e di essere andato con lei nella casa di Arcade dove avrebbe dovuto darle il Cud per la dichiarazione dei redditi. Al termine di quel breve incontro le avrebbe dato un passaggio in macchina verso il centro del paese dove la Panfile si sarebbe dovuta incontrare con una persona che però Battaggia non sa chi sia. "Ma era preoccupata per questioni economiche, mi aveva chiesto 10 mila euro e io gliene ho dato la metà". Ma di quello spostamento non ci sarebbero riscontri. E sarebbe stato questo uno degli elementi su cui gli investigatori avrebbero voluto fare chiarezza. Nei confronti di Battaggia non ci sarebbero inoltre, almeno al momento, elementi tali per giustificare una richiesta di misura cautelare.

Nel frattempo Nicola Chemello, perito nominato dalla Procura, procederà nei prossimi giorni ad effettuare gli esami tecnici su quanto è stato sequestrato all'uomo nel corso della perquisizione operata venerdì 16 giugno all'interno dell'abitazione di Via Europa. Si tratta di quattro telefoni cellulare, una chiavetta "pendrive", il disco fisso di un personal computer e un portatile lap top nei quali si spera di trovare qualche indicazione utile.

Il 22 giugno intanto il Ris di Parma, che lunedì e martedì della scorsa settimana era stato all'interno dell'immobile di Battaggia e aveva analizzato eventuali tracce presenti anche nelle macchine del 76enne concentrandosi soprattutto su un pick up e una autovettura Mercedes, inizierà il lavoro di catalogazione e soprattutto quello di riconoscimento di quanto è stato trovato. Sotto la lente di ingrandimento del reparto di investigazioni scientifiche ci saranno soprattutto le impronte digitali lasciate all'interno dell'abitazione. Tracce che potrebbero dire non solo se Anica sia mai stata dall'uomo ma se all'interno della casa si sia verificata una colluttazione.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Franco Battaggia in Procura, ma il "re del pesce" sceglie il silenzio
TrevisoToday è in caricamento