Ancora tensione alla "Serena", migrante ferito a colpi di taglierino

Una lite, nata per dissapori di tipo religioso, è scoppiata nella notte tra sabato e domenica all'interno della caserma di Casier, i cui ospiti sono in quarantena. A calmare gli animi è intervenuta la polizia. Profugo pakistano trasportato al pronto soccorso del Ca' Foncello

La caserma "Serena", migranti in rivolta

Ancora tensione all'interno dell'ex caserma "Serena" di Dosson. Dopo le manifestazioni di protesta dei giorni scorsi, sfociati nel sequestro di un medico e nella rivolta contro la quarantena forzata (imposta per la positività a Covid-19 di uno degli operatori della cooperativa che si occupa dei migranti) imposta agli ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo, si è verificato, nella notte tra sabato e domenica, un nuovo grave gesto di violenza. Un cittadino di origine pakistana di 54 anni è rimasto ferito ad un braccio durante una lite, furibonda, con un altro richiedente asilo che è rimasto attualmente ignoto. L'asiatico ha riportato tagli ad un braccio e ad una mano, inferti con un taglierino, che hanno costretto all'intervento gli infermieri del Suem 118: trasportato al pronto soccorso del Ca' Foncello, gli sono stati refertati quindici giorni di prognosi. Per fermare lo scontro, molto acceso, sono intervenuti gli agenti della polizia in assetto anti-sommossa che si trovano a presidio della caserma "Serena". Ad accendere la miccia dello scontro, ci sarebbero stati, secondo le prime ipotesi, alcuni dissapori per motivi di natura religiosa.

Dell'episodio sono stati messi al corrente anche Procura di Treviso e Prefettura che nei giorni scorsi ha già annunciato misure dure nei confronti dei protagonisti degli scontri di questi ultimi giorni. Per tre ospiti scatterà l'espulsione dal territorio nazionale mentre una ventina di loro saranno denunciati; tra questi ci sono gli stranieri che hanno condotto la rivolta di giovedì e venerdì scorso ma anche l'operatore pakistano di 30 anni (dipendente di Nova Facility), uno dei due casi positivi al Coronavirus alla "Serena", che con il suo comportamento sconsiderato ha messo a rischio tutti gli ospiti, costringendo all'isolamento la struttura fino al prossimo 21 giugno.

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Caserma Serena, Atalmi (CGIL): «Errore aver cancellato l’accoglienza diffusa»

«I fatti della caserma Serena sono il frutto di un sistema che non funziona più a causa delle sbagliate scelte operate proprio da quella parte politica che oggi più di tutti ne lamenta l’inefficienza». Ad affermarlo è Nicola Atalmi, segretario provinciale della CGIL trevigiana con delega all’Immigrazione. «Strillare all’allarme per i troppi richiedenti asilo ospitati alla Serena ha del paradosso se si considera che è il risultato diretto del decreto Sicurezza voluto e firmato dall’allora ministro dell’Interno Salvini. Norme che hanno cancellato l’accoglienza diffusa lasciando come unica possibilità la concentrazione nei grandi centri. La stessa legge - sottolinea l’esponente della CGIL di Treviso - che ha drammaticamente tagliato i budget dedicati ai servizi di accoglienza, generando dei contenitori pieni di persone ma svuotati delle politiche di gestione e di integrazione, volte anche a prevenire tensioni e allarmi sanitari». «Quel che è successo alla caserma trevigiana rivela un’altra triste quanto inquietante questione - si chiede Nicola Atalmi -: la paura di farsi il tampone da parte dei richiedenti asilo è da legare a circostanze di carattere lavorativo? Ovvero, quanti di loro stanno lavorando in nero viste anche il gran numero di richieste di informazioni che con Sindacato e Patronato INCA CGIL stiamo ricevendo in questi giorni da colf, badanti e maestranze nel settore dell’agricoltura, relativamente alla sanatoria prevista dal Governo?». «Tutti devono rispettare le regole a prescindere dal proprio status di cittadinanza, sia per le misure di contrasto al virus sia per il lavoro - precisa a chiare lettere Atalmi -. Capiamo però che mentre gli errori commessi dal passato Esecutivo pesano ancora, la volontà oggi è sistemare le cose, facendo emergere il lavoro nero e permettendo agli immigrati di trovare regolare occupazione, pagando le tasse e i contributi e di non pesare sul sistema accoglienza svuotando così questi pericolosi contenitori».

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