Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Disordini alle caserme Serena, stralciata la posizione di uno degli imputati

Per Mohammed Traore, maliano di 25 anni, a processo insieme a Amadou Toure, gambiano di 26 anni, e Abdourahmane Signate, 31enne senegalese, in quanto i presunti responsabili  della sommossa avvenuta la scorsa all'interno dell'hub per richiedenti asilo di Dosson di Casier, il Tribunale ha disposto che gli atti vengano tradotti nel dialetto parlato dal giovane. I difensori: «Era come vivere in carcere e lo faremo emergere del giudizio»

Il centro per rifugiati di Dosson dove avvennero i disordini

E' stata stralciata la posizione di Mohammed Traore, maliano di 25 anni, a processo, insieme a Amadou Toure, gambiano di 26 anni, e  Abdourahmane Signate, 31enne senegalese, in quanto i presunti responsabili  della sommossa avvenuta la scorsa all'interno dell'hub per richiedenti asilo dell'ex caserma Serena di Dosson di Casier. Il Tribunale, dopo aver rispedito all'inizio di aprile le carte alla Procura perché fossero tradotte in francese, ha disposto nell'udienza di oggi, giovedì 17 giugno, di rimandare gli atti al gip perché vengano trascritti nella lingua parlata dal giovane richiedente asilo, un dialetto molto diffuso in Mali. Il processo agli altri due invece va avanti ed è stato aggiornato al 14 ottobre prossimo.

I tre erano a stati arrestati con l'accusa di saccheggio, devastazione e sequestro di persona per aver bloccato, usando anche violenza, gli operatori della Nova Facility, il gestore del centro, e il personale medico. Con loro era finito in manette anche Chaka Outtara, ivoriano di 23 anni, che si è però suicidato nel carcere di Verona dove era recluso in regime di isolamento. La rivolta era scoppiata quando il personale medico dell'Uls 2 si trovava all'interno dell centro per comunicare l'esito dello screening anti Covid-19 effettuato il giorno prima sui profughi.

Appena si diffuse la notizia di una positività e si palesò la possibilità di un'altra quarantena qualcuno fra i migranti ha reagito con violenza: alcuni operatori della società che gestisce il centro e personale della Uls 2  si rifugiarono  in una stanza dove gli immigrati avrebbero impedito loro di uscire con violenze e minacce. Poi arrivò la decisione della forze dell'ordine di intervenire in tenuta anti sommossa per sedare la protesta che non si era placata, mentre gli stranieri lanciavano sassi e oggetti contro i poliziotti e avrebbero devastato il centro.

I legali degli imputati, gli avvocati Barnaba Battistella e Martina Pincirolli, vogliono che in realtà ci siano, sul banco degli accusati, le condizioni di vita applicate agli stranieri dal gestore della struttura, la Nova Facility, e soprattutto al modo in cui fu gestita al tempo dei fatti l'emergenza Covid. «Era come un carcere - spiegano - quello che è successo era ampiamente prevedibile. Vogliamo che nel corso del giudizio tutto questo emerga, il che permetterà di mettere i fatti sotto una luce completamente diversa».

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