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Loris e Annamaria Nicolasi, barbaramente uccisi nel marzo di due anni fa

Loris e Annamaria Nicolasi, barbaramente uccisi nel marzo di due anni fa

Duplice omicidio di Rolle, le motivazioni dell'Appello: «Prove mai smentite»

In centosette pagine i giudici di Venezia spiegano perché hanno confermato la condanna all'ergastolo di Sergio Papa, accusato del omicidio di Loris e Annamaria Nicolasi, avvenuto a Rolle il 1 marzo del 2018

Centosette pagine di motivazione con le quali vengono smontate una dopo l'altra le tesi della difesa, confermando la condanna di Sergio Papa, accusato del duplice omicidio dei coniugi Loris e Annamaria Nicolasi, avvenuto il 1 marzo del 2018, all'ergastolo.

La Corte d'Appello di Venezia, in un disposto estremamente articolato, conferma insomma quanto stabilito dai giudici di primo grado. «Occorre ancora una volta evidenziare - scrivono in sintesi i giudici di secondo grado - come le conclusioni del Tribunale di Treviso risultano essere confermate da una pluralità di significati probatori, che spiegano tutti i fatti disponibili e che non risultano essere smentite da elementi di prova di segno opposto, neppure venendo il rilievo la plausibilità di ipotesi ricostruttive con esse in conflitto, che possano, certo, dirsi avvalorate da minimi elementi di prova».

La Corte analizza i vari punti del processo di primo grado: l'attendibilità della narrazione fatta da Charaf Eddine Bilali, il marocchino cui Papa fece delle confidenze "autoaccusatorie" - davanti ad un telegiornale si mise a piangere dicendo di essere stato lui a ucciderli - che, per i giudici di secondo grado, hanno natura "confessoria", così come le intercettazioni delle conversazioni telefoniche e ambientali tra i genitori di Papa, il padre Fulvio e la madre Maria Teresa, e il loro tentativo di preconfezionare delle dichiarazioni false da riferire agli investigatori. Ma è il Dna la prova che incastra definitivamente il 37enne. Cioè quelle tracce sotto l'unghia della mamo sinistra della Nicolasi, «a conferma - scrive la Corte - che la donna tentò disperatamente di difendersi dall'aggressione».

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