Minaccia l' "ex" di andare all'Agenzia delle Entrate, denunciata

E' questo il motivo del contendere che ha portato due coniugi trevigiani di fronte al giudice dell'udienza preliminare di Treviso. Lei voleva infatti un assegno di mantenimento più alto. Lui si è opposto all'archiviazione del caso

Donna minaccia di andare all'Agenzia delle Entrate se l'ex non accetta di pagare l'assegno di mantenimento

Litigavano per stabilire l'importo dell'assegno di mantenimento della separazione, che lei voleva più alto e lui invece desiderava ridurre. Fino a quando l'oramai ex coniuge donna manda via mail una lettera che dice chiaramente: «O fai come ti dico o io vado all'Agenzia delle Entrate». E' questo il motivo del contendere che ha portato due coniugi trevigiani, abitanti nel capoluogo ed entrambi 50enni, di fronte al giudice dell'udienza preliminare di Treviso. L'ex marito, infatti, ha denunciato la donna per esercizio arbitrario delle proprie ragioni ma la Procura ha chiesto l'archiviazione. Il motivo? «Normale contrattazione nell'ambito di un procedimento di separazione che appare conflittuale» scrive il pubblico ministero Barbara Sabbattini. Il che ha indotto l'avvocato di lui ha presentare l'istanza di opposizione all'archiviazione.

La vicenda si svolge nel 2018. I due coniugi sono ai ferri corti e ricorrono per ottenere la separazione. C'è accordo su tutto fuorché sull'importo dell'assegno che lui deve a lei. «Tira fuori tutto quello che guadagni» è l'intimazione della donna. E lui presenta la propria dichiarazione dei redditi, a confermare che il denaro  che lei chiede sono è troppo. A quel punto la donna fa scrivere all'avvocato che la sta seguendo una mail in cui intima al marito di dire la verità. «Altrimenti vado all'Agenzia delle Entrate, saranno loro a fare le opportune verifiche» mettendo il dubbio che l'ex marito guadagni una cospicua parte in nero. «Se le metti su questo piano non abbiamo più nulla da dirci- replica l'uomo - ci vediamo in Tribunale».

Lui e il suo avvocato sostengono che la richiesta sia di natura estorsiva, fatto tanto più grave perché commesso attraverso il contribuito di un avvocato. E chiedono il rinvio a giudizio per esercizio arbitrario delle proprie ragioni o, peggio, proprio per il reato di estorsione. Non è invece d'accordo la Procura, secondo cui la frase della donna deve essere letta nell'ambito delle conflittualità all'interno della coppia. Il gup, nell'udienza odierna, giovedì 3 dicembre, si è riservato la decisione, attesa per i prossimi giorni.
  

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