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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Monastier di Treviso

A caccia di lepri, cacciatore colpisce padre con figlio di 4 mesi in braccio

L'episodio è successo domenica pomeriggio a Fossalta di Piave, al confine con Monastier. La doppietta si sarebbe allontanato senza sincerarsi delle condizioni dell'uomo. Indagano i carabinieri

Sarebbe potuta finire in tragedia. Come riporta Veneziatoday, mentre cercava di catturare una lepre, un cacciatore impegnato in una battuta avrebbe colpito un uomo con in braccio il figlioletto di soli 4 mesi, causandogli lesioni superficiali al volto; il piccolo, a sua volta, avrebbe riportato una piccola escoriazione sul petto. È successo domenica pomeriggio a Fossalta di Piave, al confine con Monastier.

L'uomo, che vive in aperta campagna, aveva approfittato della temperatura piacevole per andare a fare una passeggiata in giardino con il bimbo in braccio, fintanto che la madre riposava in casa. La presenza di cacciatori con i loro cani, in zona, sarebbe piuttosto frequente, per quanto in orario mattutino: nulla avrebbe fatto presagire quanto successo poco dopo. All'improvviso una "pioggia" di pallini avrebbe cominciato a cadere tutto intorno all'uomo, che percependo le bruciature sul corpo avrebbe cominciato ad urlare, cercando di mettere in salvo il figlio, scoppiato subito in pianto.

Della vicenda si sono occupati i carabinieri locali, allertati dalla coppia, che hanno richiesto nell'immediato l'intervento da parte del corpo forestale dello Stato. In attesa delle forze dell'ordine, l'uomo avrebbe avvicinato i cacciatori, che si stavano allontanando in macchina, senza sincerarsi delle loro condizioni.

«Hanno rischiato di essere ammazzati da un colpo di fucile, mentre si trovavano nel giardino di casa. E chi ha sparato, anziché allertare i soccorsi, ha cercato di scappare. È un comportamento delinquenziale; ringraziamo Carabinieri e Forestale per il pronto intervento, i due cacciatori sono stati bloccati, l’augurio è che paghino duramente per quanto fatto. Ma non possiamo continuare con questo bollettino di guerra ogni fine settimana: in troppi se ne fregano delle regole, a partire dalle distanze minime previste per legge. Servono sanzioni più severe, che prevedano anche l’arresto». Andrea Zanoni e Francesca Zottis, consiglieri regionali del Partito Democratico, intervengono sull’episodio accaduto al confine tra Monastier e Fossalta di Piave, vittime un papà e il neonato che teneva in braccio, colpiti da un cacciatore che stava sparando a una lepre. «Vogliamo esprimere gli auguri per una pronta guarigione, capisco il loro spavento e la loro rabbia: hanno fatto bene ad avviare un’azione legale». 

«Non riusciamo a comprendere come si possa fuggire, omettendo il soccorso, dopo un episodio del genere; è inquietante sapere che per qualcuno è una cosa del tutto normale. Nel Piano faunistico venatorio di prossima approvazione presenteremo una serie di emendamenti che prevedono sanzioni e provvedimenti disciplinari durissimi per chi spara vicino alle case; dobbiamo scoraggiare certi comportamenti che possono finire in tragedia. Vedremo se Lega e Fratelli d’Italia li bocceranno come d’abitudine. Per casi come questo - attaccano - va prevista la revoca della licenza di caccia a vita. Tra le misure  utili, raddoppiare le distanze di sicurezza dove vige il divieto di caccia da case e strade, l’obbligo di una pettorina con un numero alfanumerico così da poter individuare i cacciatori a distanza ed evitare che scappino in caso di incidente, l’espulsione immediata dall’Ambito di caccia e l’abolizione della norma sul nomadismo venatorio voluta nella scorsa legislatura dall’allora consigliere Berlato che consente alle doppiette di spostarsi in tutto il Veneto, dai confini con la Lombardia a quelli con il Friuli». 

«Con questo episodio - sottolineano in chiusura - siamo già a sei feriti dall’inizio della stagione venatoria: una 51enne colpita a un occhio mentre passeggiava in campagna a Santa Maria di Zevio, un ciclista centrato a San Giovanni Ilarione, oltre a due cacciatori, uno in Val Tramigna e l’altro a Meduna di Livenza. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma non è un valido motivo per far finta di niente».

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