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Pasqua 2017: ecco l'atteso messaggio del vescovo Gianfranco Agostino Gardin

"Gesù, un risorto che ci cammina accanto": "Di fronte ai grandi 'perché' della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare il Crsito ai nostri sepolcri, cioè alle nostre esistenze assetate di vita e felicità durature"

TREVISO "Forse è accaduto nel cuore della notte, forse alle prime luci dell’alba. Chissà! Il fatto è che nessuno ha assistito a quell’evento impensabile; nessuno ha potuto veder rotolare la grande pietra che chiudeva la tomba di quel Galileo crocifisso. Eppure le donne, recandosi al sepolcro «il primo giorno della settimana, al levar del sole, dicevano tra loro:“Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”. Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande». Così ci racconta Marco (16,2-4); e ugualmente gli altri evangelisti. Ci viene da chiedere: perché quel sepolcro non si è spalancato davanti ad una grande folla di testimoni, compresi coloro che lo avevano insultato ai piedi della croce? Perché Gesù non si è presentato, splendente di risurrezione, davanti al Sinedrio che lo aveva condannato con una sentenza iniqua, davanti a Pilato, davanti ai capi dei sacerdoti, agli scribi, ai capi del popolo che avevano voluto la sua morte?"

"E’ difficile per noi entrare nei pensieri di Dio che sono insondabili e comprendere le sue vie che sono inaccessibili, come ci ricorda Paolo (cf. Romani 11,3). Però ci pare di capire che questo è lo stile di Gesù - lo stile di Dio - come possiamo intuire già all’inizio del suo ministero, nell’episodio delle tentazioni nel deserto. Buttati giù dal punto più alto del tempio, gli suggerisce Satana, così gli angeli ti prenderanno e tutti, vedendo questo formidabile prodigio, crederanno in te e ti adoreranno. E invece Gesù sceglie la strada del Messia umile, perseguitato e umanamente sconfitto. Anche ai suoi discepoli e alle donne, dopo la Pasqua, non si rende sempre facilmente riconoscibile: lo credono un custode del giardino, o un pescatore lungo la riva del lago, o un viandante sulla strada verso Emmaus. Lo stile di Dio è questo. Egli non vuole schiacciarci con l’evidenza; non vuole imporsi con prove tali da far apparire ottuso o in mala fede colui che non crede".

"Proprio la vicenda dei due discepoli di Emmaus, incantevole pagina del vangelo di Luca, ci aiuta ad aprirci al mistero e al dono della Pasqua. L’abbiamo scelta anche come testo biblico che accompagna il nostro Cammino Sinodale. In quell’episodio Gesù si fa accanto a due persone deluse e amareggiate, eppure capaci di grandi speranze. Assomigliano a tanti di noi che faticano a trovare un senso alla vita, o che accumulano esperienze di insoddisfazione, di travaglio e di dolore. Non c’è bisogno di dare un nome a tali sofferte esperienze: esse investono il mondo delle relazioni, della salute, dei diritti non garantiti, dei vari disagi sociali…Basta guardarci dentro o guardarci attorno. Personalmente, in questi giorni ho toccato con mano che cosa significa, per esempio, l’incertezza del futuro visitando gli operai a rischio licenziamento di due grandi aziende presenti in diocesi". "Ci sono dolori che nulla e nessuno sembrano poter eliminare o almeno mitigare, neppure le risorse umane più formidabili. Papa Francesco il 2 aprile scorso, a Carpi, ha usato un’espressione molto efficace, dicendo che di fronte al mistero della sofferenza «il pensiero e il progresso si infrangono come mosche sul vetro». Ma la vita dei due sconsolati discepoli di Emmaus si trasforma mano a mano che quel misterioso viandante accosta la sua storia alla loro, fino ad offrire loro quel Pane spezzato che dice la pienezza di dono che è stata la sua morte. Tuttavia, ancora una volta, il Risorto non ha voluto irrompere nella loro esistenza travolgendoli: si è fatto un umile e discreto compagno di viaggio che è entrato con delicatezza nella loro ricerca di speranze, di certezze, di Dio".

"In effetti il cristiano scopre il suo Signore aprendosi a Lui con la stessa semplicità con cui egli si apre a noi, nutrendosi frequentemente alla Parola, magari assieme ad altri (ecco il senso del Vangelo nelle case recentemente avviato in diocesi), entrando nei segni espressivi della Liturgia (penso al denso momento della Veglia pasquale), sapendo scorgere i segni del Risorto nella vita di tante persone buone, amabili, generose, miti, dedite agli altri. Anche la morte, che suscita il più oscuro e drammatico dei “perché?”, riceve dalla relazione con il Risorto una percezione diversa. Ancora papa Francesco: «Di fronte ai grandi “perché” della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri», cioè alle nostre esistenze assetate di vita e felicità durature".

"Come Chiesa diocesana, attraverso il Cammino Sinodale, stiamo tentando di accorciare le distanze tra Gesù e le nostre persone, le nostre comunità, il nostro modo di essere suoi discepoli oggi. E questo anche accogliendo il suo stile e facendo nostra la sua attenzione, mite e rispettosa, verso tutti coloro che la vita ci pone accanto e ci fa incontrare. L’augurio che rivolgo alla nostra Chiesa è che l’aprirci al Risorto generi in noi una fiducia, una speranza, una sete di bene capace di resistere di fronte ad ogni prova; e che la Vita scaturita dal suo donarsi ci renda donne e uomini “per gli altri”. Un augurio che si estende a tutti, non solo a chi ha conosciuto Cristo e lo ama sinceramente, ma anche a tutti i cercatori di senso, di bene, di felicità, di pienezza. Buona Pasqua! Con tutto il cuore".

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