«Voleva uccidere»: la Procura di Treviso chiede il rinvio a giudizio per Barzan

Il 23enne di Quinto è accusato di aver causato volontariamente l'incidente stradale in cui la sera del 7 giugno scorso a Povegliano morì la 62enne Giuseppina Lo Brutto

Christian Barzan

Omicidio volontario, duplice tentato omicidio volontario, violenza sessuale e stalking. Sono  le ipotesi di reato per le quali il sostituto procuratore Daniela Brunetti chiederà il rinvio a giudizio di Christian Barzan, il 23enne di Quinto accusato di aver causato volontariamente l'incidente stradale in cui la sera del 7 giugno scorso a Povegliano morì la 62enne Giuseppina Lo Brutto. Nello schianto, avvenuto mentre la donna stava tornando da una cena con amici, rimase gravemente ferito anche il marito Flavio Cagnato.

«Mentre procedeva verso Arcade - si legge negli atti di chiusura indagine - Barzan compiva atti diretti e idonei in modo non equivoco a cagionare la morte propria, quella della ex fidanzata e di Flavio Cagnato, provocando il decesso di Giuseppina Lo Brutto». Una manovra che per il magistrato Barzan avrebbe messo in atto «sterzando improvvisamente mentre era alla guida della sua auto, invadendo la semicarreggiata opposta e così impattando frontalmente con la macchina guidata dalla Lo Brutto».

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Il pubblico ministero dice chiaramente che la sterzata sarebbe stata il risultato del tentativo di "cagionare la morte propria e quella di Giorgia Biglieri" (nella foto qui in alto). Un gesto che il 23enne avrebbe anticipato alla ex fidanzata poco prima quando, mentre erano insieme in auto, le avrebbe detto: "Non so se arriverò a domani mattina perché mi ucciderò prima e tu morirai con me". Il pubblico ministero nonn ha quindi tenuto conto dell'esito della perizia disposta dalla Procura sulla dinamica dello scontro secondo cui l'angolo di impatto tra le due macchine escluderebbe la volontarietà della sterzata, facendo propendere invece per una disattenzione causata dall'alta velocità e dal fatto che forse i due ragazzi stavano litigando a causa del rapporto sessuale non protetto a cui la 21enne sarebbe stata costretta poco prima da Barzan e che per la Procura è una vera e propria violenza sessuale.

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«L'impianto accusatorio -è il commento di Fabio Crea, il penalista che assiste Christian Barzan- continua a mostrare grandi debolezze. Quello che si legge negli atti di chiusura delle indagini non mi sorprende: non mi aspettavo una inversione a "U" degli inquirenti dopo l'atto di fede che era stato fatto sulle dichiarazioni della Biglieri. Ma la consistenza delle prove, più che la verifica del pubblico ministero, deve passare il vaglio del tribunale».

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