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Rapine in sale slot, supermercati e benzinai del Veneto, banda sgominata: nove arresti

L'indagine dei carabinieri, denominata "Gitane slot", ha portato a disarticolare una banda caratterizzata da una struttura ben organizzata che operava in più province venete

PADOVA Martedì mattina, i militari del Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Padova, al termine di una complessa attività investigativa, condivisa dalla locale Procura, nella persona del  sostituto procuratore Benedetto Roberti,  hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Padova Domenica Gambardella nei confronti di 9 spersone, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e rapine. Una lunga serie di colpi che, nel tempo, avrebbe fruttato ai solidali un bottino complessivo di quasi 100mila euro.

GLI ARRESTATI.  Gli arrestati sono 9, mentre una donna è destinataria della misura dell’obbligo di dimora. In manette sono finiti: D.C., 42enne di Loreggia, attualmente detenuto alla casa circondariale di Vicenza; J.C., 31enne di Legnaro, di fatto domiciliato ad Albignasego; CH.G., 29enne di Galliera Veneta, già sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora; C.G., 38enne di Castelfranco Veneto (Treviso), attualmente detenuto nella casa circondariale di Venezia; CR.G., 29enne di Legnaro; R.R., 27enne di Vedelago (Treviso), attualmente detenuto nella casa circondariale di Padova; I.T., 39enne di Arzergrande; C.V., 37enne di Cittadella, attualmente detenuto nella casa circondariale di Verona; M.P., 26enne di San Giorgio delle Pertiche, di fatto senza fissa dimora. La donna, nei cui confronti è stata, invece, applicata la più lieve misura cautelare dell’obbligo di dimora, con divieto di allontanarsi dal territorio comunale di Castelfranco Veneto (Treviso), è B.C., 35enne di Castelfranco. Compagna di uno dei sodali, faceva da intermediaria per le comunicazioni tra di loro.

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UNA STRUTTURA BEN ORGANIZZATA. L’indagine ha consentito di disarticolare un importante sodalizio criminale caratterizzato da una struttura ben organizzata che operava in più province venete, costituito da diverse persone impiegate nella commissione dei furti e rapine, nonché da altre che ricoprivano funzioni di collegamento e logistiche. I membri erano tutti collegati al 38enne di Castelfranco, capo indiscusso, promotore e organizzatore del sodalizio. 

IL CAPO E I RUOLI. Era lui a pianificare gli obiettivi da colpire (tramite preventivi controlli), ad organizzare l’attività addestrativa dei membri (si allenavano anche all’uso di armi da fuoco e di un kalashnikov nelle campagne dell'Alta, tra Cittadella e Bassano) e a a pianificare i furti e la ricettazione delle auto utilizzate, in seguito, per commettere i reati. Il tutto avveniva grazie all’attiva collaborazione degli altri membri, a cui veniva affidato un distinto compito che andava dalla commissione dei colpi veri e propri al reperimento delle armi da fuoco da utilizzare in tali circostanze, al controllo accurato degli automezzi dei sodali (per escludere la presenza di apparati idonei ad intercettare le comunicazioni e al tracciamento, installati dagli organi inquirenti), al furto vero e proprio di targhe ed autovetture da utilizzare per commettere le attività illecite pianificate.

SCANNER ANTI-INTERCETTAZIONI. In particolare, C.V. era l'organizzatore logistico per procurare armi ed auto. Era lui, inoltre, ad occuparsi delle bonifiche ambientali per evitare di essere intercettati, ispezionando le roulotte e i mezzi che avevano in uso: martedì, è stato trovato e sequestrato lo scanner da lui impiegato per queste verifiche.

L'INIZIO DELLE INDAGINI. L’indagine era iniziata nel 2015, a seguito di alcune rapine consumate ai danni di sale slot, per lo più gestite da cittadini cinesi (i più colpiti perché, secondo i malviventi, i cinesi non denunciano alle forze dell'ordine e perché spesso non ricorrono ai normali canali di credito e dispongono quindi di più contanti). Gli inquirenti si erano resi conto che i malviventi utilizzavano sempre la stessa metodologia per compiere i reati e che avevano manifestato una particolare determinazione e predisposizione alla violenza nei confronti delle vittime per assicurarsi il profitto delle rapine. Le investigazioni avevano, inoltre, fatto emergere che le stesse persone erano da considerare responsabili anche di alcuni furti di auto e rapine in aree di servizio, tanto che, il 16 febbraio 2016, l’attività investigativa portò, nella sua prima fase, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del capo della banda, CR.G. di Castelfranco Veneto, e di D.C. ed R.R..

LE PERQUISIZIONI E I COMPLICI. In quella circostanza, durante le perquisizioni eseguite in sede di esecuzione delle misure restrittive, gli operanti hanno rinvenuto importante materiale, che ha consentito non solo di addebitare agli arrestati ulteriori eventi criminosi, ma anche di individuare altri complici. Le attività di riscontro sugli indumenti recuperati, raffrontati con quelli indossati dagli autori che comparivano dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso (VIDEO) registrate sul luogo dei vari reati in più province del Veneto, nonché l’attività tecnica eseguita sui telefoni cellulari recuperati e sequestrati nella stessa circostanza, hanno consentito di delineare con precisione l’associazione per delinquere contestata - di cui il capo riconosciuto era G.C. - e di accostare ai vari membri la rispettiva funzione in seno all’associazione stessa. 

AVEVANO ANCHE UN KALASHNIKHOF. Le indagini si sono concluse dopo un anno di attività ed hanno consentito di addebitare al sodalizio numerosi reati, tra cui il possesso illecito di armi e relativo munizionamento, sia comuni da sparo che da guerra: oltre ad alcune pistole, infatti, i sodali avevano la disponibilità di un micidiale Kalashnikhov. Le armi rinvenute sono state tutte sequestrate.

TUTTI I COLPI ATTRIBUITI ALLA BANDA. Di seguito tutti gli episodi attribuiti alla banda e commessi previo il furto o la ricettazione di 11 auto, asportate a Breganze (Vicenza), Schiavon (Vicenza), Cittadella, Dolo (Venezia), Camisano Vicentino (Vicenza), Castelfranco Veneto (Treviso), Padova, Vicenza, Cavazzale (Vicenza), Padernello di Paese (Treviso) e Monselice.

- Nel Padovano: rapina ai danni del bar "Jessica" a Galliera Veneta, il 22 settembre 2015, hanno partecipato CR.G. e D.C.; rapina al supermercato "Alì" di Vigonza, il 7 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C e M.P.; rapina all’area di servizio "Repsol" di Vigonza, il 14 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R..

- Nel Vicentino: rapina ai danni del bar "Las Vegas" a Thiene, il 25 settembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R.; rapina alla sala slot "Lucky Game" di Cassola, l'8 ottobre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R.; rapina alla sala slot "Alessi" di Camisano Vicentino, il 7 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e P.M.; rapina al supermercato "Alì" di Cavazzale, il 21 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R.; rapina all’area di servizio "Tamoil" denominata "Postioma Nord", lungo l’autostrada A31, a Bolzano Vicentino, il 27 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R.. 

- Nel Veneziano: rapina alla sala slot "Jackpot" di Fiesso d’Artico (Venezia), il 9 ottobre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R..

- Nel Trevigiano: rapina al supermercato "Mercatone Uno" di Castelfranco Veneto, il 9 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C., M.P. E R.R.; rapina ai danni della rivendita di tabacchi "La Castellana" di Volpago del Montello, il 21 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C., e R.R.; tentata rapina al bar "Jack’s Pot Cafè" di Resana, il 25 settembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C. e R.R. (è stato il colpo più violenyo, con un cinese aggredito con un piede di porco e lasciato a terra esanime); tentata rapina al cinema "Manzoni" a Paese, il 21 novembre 2015, hanno partecipato CR.G., D.C., e R.R..

CONDANNE. Nella giornata di lunedì, al trio già arrestato in febbraio sono state assegnate le seguenti condanne: a D.C. e CR.G. 7 anni e 8 mesi e ad R.R., 7 anni e 6 mesi..

ZAIA. "Ancora un bel colpo, anzi due. I carabinieri si confermano in Veneto come insostituibile presidio di legalità. A loro va la mia gratitudine e quella dei milioni di Veneti per bene". Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta le due operazioni dei Carabinieri che hanno portato a sedici arresti a Treviso, Padova, Vicenza, Verona e Venezia, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Treviso sugli assalti ai bancomat, nonché a 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere a Padova per una serie di rapine a sale slot e aree di servizio. "La criminalità sul territorio, quella che colpisce semplici cittadini, esercenti, i bancomat delle banche - aggiunge Zaia - è la peggiore, perché incute quel senso di insicurezza, che fa temere alla gente di poterne essere coinvolta in qualsiasi momento. Successi come questi contribuiscono non solo a buttare in galera (si spera a lungo) i delinquenti, ma anche a inviare un messaggio di tranquillità alle gente. La battaglia è dura, ma le nostre forze dell’ordine non mollano".

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