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Cronaca Revine Lago

Bimba annegata nel lago, fissata la data dell'udienza preliminare

Il 28 luglio del 2022 Mariia Markovetska, una bambina ucraina di soli 7 anni, è stata inghiottita dal Lago di Revine mentre stava facendo dei giochi a pochi metri dalla riva. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, responsabili e animatrici del Grest dell'istituto San Giuseppe di Vittorio Veneto

Il fondale del lago era limaccioso: forse è scivolata all'indietro, cadendo in acqua e affogando. Mariia Markovetska aveva sette anni quando, il 28 luglio dell'anno scorso, fu inghiottita dal Lago di Revine. Stava facendo dei giochi a pochi metri dalla riva gli amici del Grest dell'istituto San Giuseppe di Vittorio Veneto. Per quei fatti il 17 ottobre prossimo, di fronte al gup Cristian Vettoruzzo, quattro persone, tutte accusate di omicidio colposo, affronteranno l'udienza preliminare. Si tratta di Martina Paier (difesa dall'avvocato Stefano Arrigo), 23enne animatrice che avrebbe dovuto vigilare, al momento del bagno, sul gruppo del quale faceva parte Mariia, di Simonetta Da Roch, 56enne responsabile vicario dell'uscita al lago (difesa dagli avvocati Stefano Pietrobon e Fabio Collodet), di Camilla Rizzardi, 37enne coordinatrice del Grest dell'istituto San Giuseppe di Vittorio Veneto (difesa dall'avvocato Valentina Sartor) e di Marina Baro, conosciuta come Suor Maddalena, responsabile delle attività estive del Grest. Archiviata dall'indagine Tiffany De Martin (difesa dall'avvocato Enrico D'Orazio), che era l'animatrice di un altro gruppo di bambini e che sarebbe venuta a conoscenza della scomparsa della bimba soltanto più tardi, quando era intenta a far fare merenda ai ragazzini nel bar antistante in lago.

Secondo l'autopsia Mariia sarebbe morta per annegamento, scivolata in un punto del lago per lei troppo alto. Quindi sarebbe stata inghiottita dalle acque, prima che il cadavere venisse avvistato da due turisti sotto uno dei pontili. L'esame autoptico comunque non aveva escluso il malore, per quanto la piccola, che secondo quanto riferito dal nonno non sapeva nuotare, fosse in perfette condizioni di salute. Proprio le capacità natatorie della vittima sono uno dei punti contestati dal pubblico ministero: secondo quanto è riportato nel documento di chiusura delle indagini la Rizzardi e Suor Maddalena non solo non avrebbero predisposto alcun servizio di soccorso balneare ma non avrebbero neppure approntato le minime garanzie di sicurezza dell'incolumità dei bambini, ad esempio accertandosi appunto, in via preventiva, che tutti sapessero nuotare, dotando i gruppi di salvagenti o altri dispositivi di emergenza.

La Paier e la Da Ronch sono accusate di omicidio colposo per omessa vigilanza in quanto, dopo aver dato il via alla balneazione nonostante le criticità della situazione, non avrebbe controllato adeguatamente il gruppo di bambini a loro affidati e non si accorsero in maniera tempestiva dell'assenza di Mariia. Viene quindi meno una delle possibili spiegazioni dell'incidente mortale, ovvero la tragica fatalità.  

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