Progettava un attentato a Venezia: kosovaro espulso dall'Italia

Arjan Morina faceva parte di una cellula terroristica con base in laguna. Arrestato nel 2017, quando era ancora minorenne, era stato accusato di voler organizzare un attacco nel capoluogo

Nella mattinata di martedì 17 dicembre, la Digos di Venezia, con la collaborazione dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Treviso, ha eseguito l’espulsione disposta dal Ministro dell’Interno nei confronti del kosovaro Arjan Morina, per motivi di prevenzione del terrorismo.

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Il giovane kosovaro faceva parte della “cellula” jihadista che aveva collocato la sua base in un appartamento nel cuore del centro storico lagunare sgominata nel marzo 2017 all'esito di una lunga ed articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura di Venezia, Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, iniziata nel settembre del 2015 dalla Digos di Venezia. I componenti del gruppo erano stati tutti sottoposti a custodia cautelare in carcere il 30 marzo 2017 e poi condannati in via definitiva. Tra loro vi era anche Arjan Morina, all’epoca dei fatti minorenne, ed i maggiorenni Fisnik Bekaj, Dake Haziraj e Arjan Babaj. Al momento degli arresti la cellula veneziana aveva raggiunto una capacità organizzativa tale da costituire un concreto pericolo per la collettività, essendo pronta anche a sostenere il progetto jihadista compiendo uno o più attentati nel centro storico lagunare. Dall'attività di indagine sono emersi numerosi elementi che hanno confermato la costituzione di un nucleo organizzato in modo piramidale, con al vertice il Arjan Babaj, con il ruolo di principale reclutatore e instradatore dei combattenti mediante una continua attività di proselitismo, mentre gli altri componenti, tra cui principalmente Arjan Morina, venivano chiamati ad assumere un ruolo operativo e dimostrativo dell'attività che avrebbero svolto una volta entrati a far parte dell'Isis, nonché di addestramento al combattimento e di rafforzamento degli intenti jihadisti di natura terroristica negli arruolati. All'epoca infatti, Morina, dicendosi soddisfatto di alcuni attacchi effettuati dall'Isis in Turchia, affermò che fosse giunto il turno dell'Italia e richiamava perciò l’attenzione degli altri sull'opportunità di organizzare un attentato dinamitardo nella città di Venezia, obiettivo che, data l'elevata presenza di monafik (ossia, ipocriti), avrebbe fatto guadagnare loro direttamente il paradiso. Morina, come gli altri imputati, sosteneva in prima persona tesi radicali arrivando a programmare gesti estremi, dalla partenza verso i territori teatro di guerra all'attentato contro i miscredenti a Venezia. Questi desideri di azione e i riferimenti agli attentati sono stati ripetuti più volte dal giovane anche in contesti di quotidianità, a testimonianza della sua piena e convinta adesione alla causa. Il giovane kosovaro ha lasciato martedì mattina il territorio nazionale, con scorta della Polizia di Stato, dall'aeroporto Marco Polo di Venezia.

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