Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Rapporto Agromafie: Treviso al 17° posto nella graduatoria nazionale

Walter Feltrin, presidente di Coldiretti di Marca: “Le forze dell’ordine con i loro controlli tutelano in primis il buon nome delle nostre imprese agricole”

TREVISO Il 17 porta fortuna o sfortuna? La doppia chiave di lettura la possiamo usare analizzando la graduatoria delle province italiane rispetto all’estensione e all’intensità del fenomeno agromafia nel 2016 che vede proprio la Marca trevigiana al diciassettesimo posto. “Potremmo pensare che sia un bene essere così avanti in graduatoria perché significa che le nostre forze dell’ordine fanno un ottimo lavoro controllando e scovando il malaffare – sottolinea Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso – Rimane però la preoccupazione per dei fenomeni malavitosi così diffusi anche nella nostra provincia che ci deve mantenere in allerta. Ricordiamoci bene che chi cerca scorciatoie, chi pratica truffe e ancor peggio adulterazioni va a danneggiare il lavoro del 99,9 % di imprese agricole che operano nella legalità mantenendo alta la bandiera del made in Italy invidiatoci in tutto il mondo”.

La graduatoria se fotografa una concentrazione del fenomeno delle agromafie soprattutto nel Mezzogiorno, evidenzia la presenza nella top ten di rilevanti realtà del Nord come Genova e Verona rispettivamente al secondo ed al terzo posto dopo Reggio Calabria per i traffici finalizzati al ricco business del falso Made in Italy. Tutto ciò è emerso alla presentazione di stamane a Roma del quinto Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, nel quale è stata calcolata l’intensità del fenomeno delle agromafie per provincia sulla base delle risultanze quantitative delle azioni di contrasto specifiche poste in essere dalle diverse Forze dell’ordine per questo particolare aspetto criminale. In Veneto (Verona come detto terza, la provincia di Padova dodicesima e quella di Treviso diciasttesima)  l’intensità dell’agromafia risulta significativa soprattutto per il fenomeno dell’importazione di suini dal Nord Europa e indebitamente marchiati come nazionali e sia per gli interventi delle Forze dell’ordine a contrasto dell’adulterazione di bevande alcoliche e di superalcolici come nel caso della rinomata grappa locale. Secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare nonostante il crescente ruolo giocato dalle agromafie nel Settentrione, è nel Mezzogiorno che esse esprimono una maggiore e nociva diffusione. Nello specifico, tra le province che entrano nella “top ten” per un livello alto di criminalità organizzata del tipo dell’agromafia, ne sono state rilevate due in Calabria (Reggio Calabria, prima nella graduatoria nazionale, oltre a Catanzaro) e tre in Sicilia (Palermo, Caltanissetta e Catania), due in Campania (Caserta e Napoli) e Bari in Puglia.

Per quel che concerne le province calabresi, la casistica criminosa è particolarmente ampia: dal controllo delle produzioni agricole e della pastorizia, con il relativo indotto occupazionale, agli incendi boschivi, dalla adulterazione dei prodotti oleari, caseari e vinicoli fino al preoccupante il crescente fenomeno dell’abigeato.  Coldiretti Treviso ribadisce la necessità di mettere le Forze dell’ordine nelle migliori condizioni per operare: “L’esigenza di fermare i traffici illeciti deve prevedere una stretta alle maglie larghe della legislazione a partire dall’obbligo generalizzato di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti e di rendere pubblici gli elenchi delle aziende che importano da paesi extracomunitari al fine di meglio garantire l’attività di controllo. I nostri investigatori, inoltre, devono essere dotati di strumentazioni sempre aggiornate per combattere i pirati dell’agroalimentare e salvaguardare il valore e i valori delle nostre produzioni - sottolinea Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso che conclude – Proprio perché l’agroalimentare veneto è una punta di diamante del made in Italy concordo con il presidente Feltrin che l’attenzione e la vigilanza devono essere altissime. Si sa xche le infiltrazioni mafiose si insidiano lì dove c’è appeal economico”.

LO STUDIO Uno studio della Coldiretti sulla base dell’ultima relazione dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) evidenzia che il 6,5% dei campioni provenienti da Paesi extracomunitari, conteneva residui superiori ai limiti di legge, soprattutto per la presenza di tracce di pesticidi non approvati nell'Ue mentre al contrario secondo il “National summary reports on pesticide residue” pubblicato dall’Efsa appena lo 0,3% dei prodotti Made in Italy contiene residui chimici oltre il limite con la percentuale che sale all’1,6 per cento per i prodotti di origine comunitaria. In Italia ci sono le regole produttive più rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea, dove si assiste ad un crescendo dell’uso di surrogati, sottoprodotti e aromi vari che snaturano l’identità degli alimenti. Senza dimenticare la decisione nazionale di vietare la coltivazioni di organismi geneticamente modificati (Ogm) fortemente sostenuta dalla Coldiretti e il primato europeo con oltre 50mila imprese agricole biologiche e la leadership nelle produzioni tutelate con 289 specialità a denominazione di origine (Dop/Igp).

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