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Cronaca

Scappa e morde una passante, cane "assolto" perché non riconosciuto

La vicenda è successa nel gennaio del 2019 lungo l'Alzaia, a Treviso. L'animale, un giovane esemplare di Amstaff, avrebbe azzannato una ragazza che gli si era avvicinata. Il proprietario è stato però prosciolto dal giudice di pace

Un cane scappato da casa, una ragazza che gli si avvicina e lui, probabilmente spaventato, che la morde, provocandole un trauma sacrale giudicato guaribile in 20 giorni. Ma se l'animale in questione fosse o meno "Ricky", un giovane esemplare di razza Amstaff, riconosciuto da una vicina del proprietario, non si saprà mai. Non c'è infatti la prova che sia, in effetti, il "morsicatore" della ragazza, dal momento che nessuno, tra i testimoni citati dall'accusa, ha saputo dirlo con certezza, a parte rilevare la razza, che in effetti corrisponde. Così Ricky l'ha fatta franca e con lui anche il suo padrone, che è stato assolto nel procedimento penale che era stato intentato nei suoi confronti di fronte al giudice di pace di Treviso.

La vicenda è accaduta nel gennaio del 2019 lungo l'Alzaia, tra il capoluogo e Silea. Quel pomeriggio una ragazza stava percorrendo la strada in bicicletta quando le si è parato di fronte il cane. Alla giovane sarebbe apparso subito chiaro che l'animale si era perso, forse scappato da casa e così tenta di avvicinarlo. Cosa che però avrebbe fatto infuriare  l'Amstaff, che comincia a digrignare i denti prima di partire all'attacco della sgradita "salvatrice", che rimedia un paio di vigorosi morsi.

Il giorno dopo, la donna torna sul luogo dell'incidente e, munita di "identikit", chiede alle persone che abitano in zona informazioni sul cane. Fino a quando trova una signora che potrebbe esserle utile. «Quel cane è Ricky - dice - se vuole la porto io dal proprietario». Che in realtà non è però il padrone ma la madre di questo, a cui "fido" era stato affidato momentaneamente il giorno del "fattaccio".

Il giudice di pace Luigi Russo, nel depositare le motivazioni della sentenza che manda assolto l'uomo finito a processo (difeso dal'avvocato Marco Furlan), non solo fa rilevare la mancanza di prove che inchiodino "Ricky" alle sue responsabilità di cane violento, ma rileva il fatto che l'animale era stato indiscutibilmente affidato alla madre. Ora, non essendoci, nel diritto penale, la cosiddetta "responsabilità oggettiva" del proprietario, lei e solo lei sarebbe, semmai, l'unica responsabile della fuga del cane e del fatto che abbia morso la ragazza. Ma a giudizio, invece, è stato chiamato il figlio.

Alla giovane quindi non rimane, per avere un po' di soddisfazione, che citarla in un nuovo giudizio, questa volta in sede civile. E dimostrare che Ricky, che da qual giorno dorme beato nella sua cuccia senza mettere neppure il naso fuori dal cancello, sia quel cane violento che il processo penale non è però riuscito a dimostrare con certezza.    

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