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La sede della fu Veneto Banca

La sede della fu Veneto Banca

Veneto Banca, sarà un minipool di due magistrati ad occuparsi delle inchieste

Al sostituto procuratore Massimo De Bortoli potrebbero affiancarsi Davide Romanelli, Gabriella Cama, Anna Andreatta e Giulio Caprarola. Alla Procura generale verrà richiesto di rimpolpare l'organico dei magistrati

Sarà un minipool composto da due magistrati ad occuparsi delle inchieste di Veneto Banca e in particolare del procedimento penale che scaturirà dalle prossime richieste di rinvio a giudizio nei confronti dell'ex AD Vincenzo Consoli, dell'ex presidente del CdA Flavio Trinca, dell'ex responsabile dell'area commerciale Mosé Fagiani e dell'ex responsabile della direzione centrale amministrazione Stefano Bertolo, indagati per i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilianza e falso in prospetto. Questo almeno nelle intenzione del Procuratore della Repubblica di Treviso Michele Dalla Costa secondo cui, ha detto: «E' inimmaginabile che la questione Veneto Banca possa essere gestita da un solo pubblico ministero».

Dalla Costa, che dopo le vicende legate alla sua presunta incompatibilità con il caso della ex popolare ha deciso di astenersi da qualsiasi decisione sulla vicenda, chiederà che il secondo pm venga individuato dalla Procura Generale di Venezia tra i sostituti in forza a Treviso che fanno parte del gruppo di lavoro che si occupa dei reati economici. Oltre a Massimo De Bortoli si tratta di Davide Romanelli, Gabriella Cama, Anna Andreatta e Giulio Caprarola. Contestualmente sempre alla Procura generale verrà richiesto di rimpolpare l'organico dei magistrati con almeno una applicazione temporanea che possa far fronte al maggiore carico di lavoro dovuto allo spostamento di un pubblico ministero sulle inchieste relative a Veneto Banca.

Sulle parole di De Bortoli, che ieri, martedì, aveva lamentato l'assenza di quel sostegno in termini di personale e strutture tecniche che la Procura aveva chiesto proprio alla luce del carico di attività legato alle inchieste sull'istituto di credito finito in liquidazione amministrativa coatta, Dalla Costa ricorda come solo un paio di mesi fa aveva ricevuto segnali di disponibilità da parte del Ministero di Grazia e Giustizia ad esaminare e soddisfare le richieste di supporto: «Ma una volta inviata una comunicazione alla direzione del Ministero con la lista delle nostre criticità da risolvere la risposta è stata negativa. Ci hanno detto che la nostra era una visione "atomistica" e che invece la risoluzione dei problemi a cui pensano a Roma è inquadrata in una prospettiva più generale del problema. Una formula burocratica per dire di no. La verità è che ho sempre più la sensazione che il buon funzionamento della Giustizia non sia tra le priorità del nostro Paese».

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