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Vicenza, chiusi cinque compro oro: riciclavano il bottino dei rapinatori

Sgominata dai carabinieri di Vicenza una banda sospettata di essere responsabile di decine di furti tra le province di Vicenza, Treviso e Padova. Otto arresti e ai domiciliari anche due italiani titolari di negozi a Vicenza e provincia

VICENZA Prima le rapine, a decine, con raid notturni di almeno 7/8 furti a sera in appartamenti tra le provincie di Vicenza, Padova e Treviso, e poi i preziosi piazzati nel negozio "Compro Oro" di Anconetta in città, dove venivano fusi e riciclati. Secondo le indagini dell'Arma in quell'esercizio è arrivato almeno un chilo d'oro, derivato dai proventi delle rapine, per un valore di 50mila euro.

È una vera e propria filiera del crimine quella scoperta dai carabinieri di via Muggia. L'operazione dei militari ha portato giovedì all’esecuzione di otto misure cautelari: quattro persone (tre albanesi e un italiano) trasferiti in carcere con l'accusa di concorso in riciclaggio, due italiani, proprietari dei negozi con quote del 50% ciascuno, ai domiciliari e un altro italiano a osservare l'obbligo di firma per l'imputazione di favoreggiamento.

All'ultimo, capo e mente della banda, R.P., 23enne albanese, è stato notificato il provvedimento a San Pio X perché già detenuto dallo scorso dicembre. Proprio da lui è partita l'indagine dell'Arma che ha richiesto diversi mesi di lavoro e che ha portato ad individuare l'anello finale dei reati predatori compiuti in maniera seriale. 

Le rapine seguivano uno schema fisso. Prima il furto di auto, molte delle quali di grossa cilindrata alle quali veniva cambiata la targa e in certi casi rifatto il colore, e poi le razzie predatorie nelle abitazioni. Infine, il riciclaggio degli oggetti in oro, portati al negozio situato al numero 20 di viale Anconetta. I due titolari, italiani, A.G. e E.D.I., entrambi 35enni residenti a Vicenza, oltre a quello principale erano proprietari di altri quattro negozi: uno in via Medici, uno a Costabissara e uno a Schio. Tutti posti sotto sequestro per almeno sei mesi.

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