Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Travolto e ucciso dal treno: sulla morte di Marco Cestaro resta aperta la pista dell'omicidio

La perizia medico legale non scioglie i dubbi, anzi: la famiglia del giovane trevigiano a maggior ragione non crede al suicidio e chiede alla Procura di continuare le indagini

VILLORBA Lesioni compatibili con più ricostruzioni: anche con un omicidio. La perizia medico legale disposta dal Pubblico Ministero, dott.ssa Anna Andreatta, per chiarire la cause della morte del 17enne Marco Cestaro non ha dissipato i tanti dubbi sulla fine del giovane di Fontane di Villorba, deceduto tragicamente il 16 gennaio scorso, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso, dopo essere stato trovato agonizzante tre giorni prima lungo i binari, a mezzo chilometro dalla stazione ferroviaria di Lancenigo. Chi pensava di archiviarla in fretta come un suicidio dovrà ricredersi.

Il dott. Alberto Furlanetto, il medico legale che ha effettuato l'autopsia, chiarisce che “la morte di Marco è stata dovuta a edema e ischemia cerebrale con emorragia subaracnoidea in politrauma”. Il violento trauma cranico subìto dal ragazzo “ha determinato un edema cerebrale, una succussione encefalica e un'emorragia cerebrale che hanno indotto una condizione di coma irreversibile con conseguente morte cerebrale e che si sono sviluppati rapidamente dopo l'urto, mentre l'ischemia può essersi verificata più tardivamente”. Il dott. Furlanetto, pertanto, rispondendo a uno dei quesiti posti dal Sostituto Procuratore di Treviso, conclude che “le eventuali condotte omissive del personale ferroviario non hanno avuto incidenza sul determinismo della morte e non vi è alcuna evidenza che un intervento tempestivo dei soccorsi avrebbe potuto comportare un esito differente”: gli unici iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo per il decesso del 17enne sono tre ferrovieri, non del treno che avrebbe investito il giovane, ma di quello transitato poco dopo e a cui era stato “girato” l'allarme.

Quanto però all'altro, determinante quesito, il dott. Furlanetto deve concludere che “dal punto di vista della dinamica degli avvenimenti, la lesività riscontrata appare compatibile con più ricostruzioni”. La prima ipotesi su cui si sofferma il Ctu è quella dello “slancio suicida volontario da parte del ragazzo che si sarebbe lanciato contro il treno che avanzava, venendo urtato agli arti inferiori dal vomere del locomotore per poi essere sbalzato a distanza riportando un violento trauma cranico”. La profonda ferita latero-cervicale riportata da Marco, e che faceva pensare quasi a un accoltellamento, “potrebbe essere conseguenza dell’urto contro un’altra struttura del locomotore e la lesione escoriata alla coscia sinistra dell’urto contro il terreno, come pure il trauma cranico”. Ma con questa ricostruzione, il dott. Alberto Furlanetto deve ammettere che rimangono di difficile spiegazione alcune circostanze: “in particolare, nel cadere a terra la vittima avrebbe dovuto urtare con il capo contro una superficie liscia (non il ciottolato posto vicino ai binari), perché la cute del capo presenta un ematoma sottocutaneo ma appare esternamente integra”. Non solo: “il giovane avrebbe dovuto togliersi volontariamente le scarpe perché il loro ritrovamento a diverse distanze (a 28,50 e a 67 metri dal corpo, rinvenuto a 2,80 metri dal binario) appare scarsamente compatibile con una proiezione da urto”. Non ultimo, un tale comportamento sarebbe più facilmente ipotizzabile “se il ragazzo fosse stato in condizione di alterazione psichica da alcol o sostanze stupefacenti, ma la ricerca tossicologica è risultata negativa”: Marco era assolutamente “pulito”.

la giacca a vento di Marco-2

La seconda ipotesi sviluppata da Furlanetto è quella che il giovane sia stato lanciato contro il treno da terze persone al termine di una colluttazione. “In tal caso appare veramente difficile stabilire quali lesioni siano riferibili all’urto contro il treno e quali conseguenza di un eventuale pestaggio” spiega il medico legale. Questa ricostruzione, “che implica l'azione omicida di altre persone”, risolverebbe alcune problematiche: “il trauma cranico sarebbe da ascriversi all'azione di un corpo contundente a superficie liscia risolvendo la questione della superficie cutanea esterna del capo integra, e la posizione delle scarpe risulterebbe irrilevante perché potrebbero essere state perse durante la lotta”. Secondo il CTU, tuttavia, subentrerebbero altre problematiche: “non si spiegherebbe però il ritrovamento dei vestiti piegati a lato della ferrovia e non si comprende perché, se lo scopo era quello di uccidere la vittima, peraltro già stordita dal colpo al capo, non si sia gettato il corpo sui binari davanti al locomotore evitando ogni possibilità di sopravvivenza”. Di fatto, tuttavia, resterebbe in piedi solo quest'ultima “considerazione”, perché quello dei vestiti piegati è un “abbaglio”: in realtà, si tratta di una giacca a vento, tolta peraltro al contrario e che tutto era fuorché ben ripiegata.

Furlanetto formula anche una terza ipotesi, quella che cioè tutte le lesioni riscontrate sul corpo sarebbero state provocate da terze persone nel corso di un violento pestaggio ed il treno non sarebbe responsabile di alcun trauma. “Il colpo alla testa sarebbe stato inferto con un oggetto contundente a superficie liscia e le fratture alle gambe con una spranga. La piccola lesione cutanea rotondeggiante al torace anteriore (irrilevante nelle ipotesi precedenti) potrebbe essere una bruciatura di sigaretta e le altre lesioni conseguenza del trascinamento sul terreno. Anche in questo caso, tuttavia, alcune problematiche rimarrebbero irrisolte: il rumore di urto percepito dal primo macchinista avrebbe dovuto essere generato da un sasso lanciato per attirare l’attenzione, ma l’ipotesi appare poco credibile. E anche in questo caso, se si voleva simulare il suicidio, perché non lanciare il corpo davanti al treno?”.

Alla fine, “pur con qualche dubbio”, il Ctu conclude che “la lesività riscontrata e le circostanze del ritrovamento inducono a ritenere più probabile la prima ipotesi che prevede un tentativo di suicidio eseguito male che ha generato lesioni gravissime ma non la morte”, ma a far pendere la bilancia più per l'opzione suicidaria sembrano piuttosto le “suggestioni” legate alle problematiche e ai trascorsi personali e familiari del ragazzo, a cominciare dal fatto che pochi mesi prima il padre si era tolto la vita in modo analogo: dal punto di vista strettamente tecnico, come si è visto, l'ipotesi dell'omicidio è assolutamente plausibile e, anzi, più giustificabile, senza poi contare certe “cattive compagnie” che il giovane frequentava o aveva frequentato.

“Speravamo che la perizia medico legale sciogliesse i dubbi sulla morte di Marco e invece no, anzi, ha confermato tutte le circostanze poco chiare su cui abbiamo battuto fin da subito, a partire dal fatto che, se mio figlio fosse stato travolto dal treno, il suo corpo non ne sarebbe uscito così integro e con determinate ferite altresì inspiegabili” commenta la mamma della vittima, Anna Cattarin, che per far luce sui fatti e ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Diego Tiso, si è affidata a Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

Studio 3A, dopo aver messo a disposizione della famiglia un consulente medico legale di parte, la dott.ssa Alessandra Rossi, che ha preso parte alle operazioni peritali condotte dal dott. Furlanetto, ora, sulla base dei riscontri autoptici, ha già interpellato anche un ingegnere cinematico specializzato nei sinistri ferroviari con lo scopo di arrivare ad una dettagliata e precisa ricostruzione della dinamica dell'incidente, per chiarire nel modo più fedele possibile le lesività e le circostanze connesse.

“Se mi fosse spiegata una dinamica chiara e compatibile con un suicidio lo accetterei, ma così non è. Questa perizia non fa che rafforzare in noi la certezza che Marco sia stato massacrato e ucciso e, dico di più, a mio avviso il treno non l'ha neppure toccato” continua la mamma, togliendosi più di qualche sassolino nei confronti di coloro che a gennaio, sulle base di alcune indiscrezioni emerse dopo l'autopsia, bollarono senza esitazione la tragedia come l'ennesimo suicidio perpetrato lungo la linea Treviso-Udine.

“Marco stata attraversando un periodo sereno, aveva la fidanzata, aveva appena preso un cane a cui era legatissimo: non si è suicidato. Farò di tutto perché venga fuori la verità e spero che si guardi alla realtà, ai riscontri oggettivi, e non alle suggestioni” conclude Anna Cattarin, confidando nel fatto che la Procura decida di non archiviare il caso e disponga altre indagini per approfondire le varie piste indicate fin da subito dai familiari. Anche alla luce di un'ulteriore, inquietante rivelazione della mamma: la notizia del presunto investimento del giovane da parte del treno sarebbe circolata già una mezzora prima del passaggio del convoglio e che il macchinista sentisse il colpo. Possibile? E che fine ha fatto il cellulare del ragazzo, mai ritrovato?

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