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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cucina Miane

Per la rassegna CocoFungo 41 è un'edizione da record: e nel 2018 sarà CocoRadicchio

Monica Bortolini (Ristorante Da Gigetto di Miane): "Per noi è fondamentale continuare a crescere, sempre, soprattutto se c'è un gruppo così affiatato"

MIANE Con l’ultimo dei tre appuntamenti al Ristorante Da Gigetto di Miane, venerdì 27 ottobre, si chiude Cocofungo 41. Un’edizione da record per quanto riguarda la partecipazione del pubblico, ma anche ricca di novità di novità gastronomiche che, se da un lato ha onorato i quarantuno anni di storia della rassegna gastronomica più longeva d’Italia, ha anche espresso il proprio “entusiasmo giovanile”, quasi a dispetto del calendario.

Sono stati migliaia i partecipanti alle quindici serate Cocofungo (di cui due a Monaco di Baviera) che hanno sempre registrato il “tutto esaurito”, costringendo qualche ristorante a includere nuovi appuntamenti nel calendario e altri a non poter accontentare tutte le centinaia prenotazioni richieste. E già questo è un risultato non indifferente, per una proposta così “adulta” che non ha perso ne’ smalto ne’ appeal. Anzi. Perché gli “esiti golosi” di Cocofungo sono stati ancora più entusiasmanti, grazie ad un gruppo che ha saputo rinnovarsi con lungimirante attenzione, che ha accolto senza rammarico il congedo di qualcuno e con grande entusiasmo e spirito di collaborazione l’ingresso di altri. Che ha fatto della propria storia un patrimonio da cui imparare e non da “ricalcare”.

Lo spiega meglio Monica Bortolini (Ristorante Da Gigetto di Miane), da cinque anni presidente del Gruppo Cocofungo: “Gli appuntamenti con Cocofungo ed anche con Cocoradicchio sono sempre stati, per la mia famiglia, un momento di creatività e condivisione. Ci sono cresciuta, tra i progetti degli chef che, ieri come oggi, si riuniscono per cercare un tema comune, condividere esperienze e scambiarsi informazioni, accogliere suggerimenti ed elaborare insieme nuove idee. E se quand’ero poco più di una bambina mi sembrava strano vederli riuniti intorno ad un tavolo senza le divise da cucina per lunghe chiacchierate, vederli prendere appunti che non erano ricette, scambiarsi numeri di telefono e nomi di produttori, ora questa progettualità mi sembra il patrimonio più importante che abbiamo accumulato. Un patrimonio di cui sia io sia mio fratello Marco ci sentiamo parte con orgoglio, grazie a mio padre Gigetto che ha aderito al progetto fin dalla prima edizione del 1976. Fortuna che condividiamo con altre 'seconde generazioni', come Luca e Mirco Barbesin (Ristorante Barbesin di Castelfranco) o Andrea Miron (Ristorante Miron di Nervesa della Battaglia), i cui padri - Onorio Barbesin e Roberto Miron – sono stati, assieme al mio, fondatori di Cocofungo”.

Nel tempo si sono, poi, uniti al gruppo Antonio Palazzi, prima con il suo ristorante Terme di Vittorio Veneto e in seguito con il Sanvovino di Castelbrando; più recentemente Le Marcandole di Salgareda di Roberta e Alessandro Rorato, quindi – da quest’anno – Le Calandrine di Ilaria Antonioli, Remo Splicigo e Gianni Contessotto. Senza dimenticare che dal 2008 Cocofungo ha “sconfinato” grazie a Giorgio Cherubini, che anche quest’anno ha proposto due serate di grande successo nella sua Osteria Der Katzlmacher di Monaco di Baviera.

“Ogni volta che un nuovo ristorante entra nel gruppo – spiega Monica Bortolini – porta in esso le sue idee e il suo stile, rinvigorendo la rassegna. Che, non lo posso dimenticare, da parecchi anni beneficia della regia dell’agenzia Eventi di Conegliano, che riesce a far funzionare il complesso meccanismo organizzativo come un orologio, così noi possiamo concentrarci solamente sulla cucina e sull’ospitalità. E lo facciamo con grande scrupolo, cominciando molti mesi prima a cercare un tema da declinare ciascuno secondo il proprio stile. 'I sapori del Piave', che abbiamo scelto come tema quest’anno ci hanno fornito molti spunti che hanno portato alla realizzazione di piatti innovativi e molto apprezzati dal pubblico. Dal confronto progettuale, inoltre, è emersa anche la volontà comune di affrontare, come un filo rosso tra la cucina di ieri e quella di oggi, il “tema nel tema” di una zuppa rivisitata in chiave contemporanea: idea grazie alla quale abbiamo dato una veste gourmet ad una preparazione tradizionalmente 'povera'. Sottolineo anche che ciascuno di noi fa tutto il possibile per partecipare alle cene Cocofungo degli altri membri del gruppo, ed essere compagni di tavola ci permette di scambiare interessanti riflessioni, così com’è avvenuto per le idee nate durante le serate Cocofungo, che porremo in essere nella prossima edizione di Cocoradicchio 2018”.

Inutile chiederle qualche anticipazione sulla rassegna che dal 1990 celebra il Radicchio Rosso di Treviso e al Variegato di Castelfranco, ben prima che diventassero i primi prodotti agricoli fregiati del marchio Igp, nel 1996. “Ci stiamo lavorando intensamente - precisa la presidente - e per ora abbiamo definito un calendario che sarà reso noto a breve, mentre il tema lo annunceremo solo quando avremo tutti gli elementi per essere certi di avere trovato la chiave giusta per declinarlo opportunamente. Perché dopo un’edizione di Cocofungo da record come quella che si chiude, dobbiamo fare ancora di più e meglio. Perché la vera forza di questo gruppo - che non manco mai di ringraziare per il suo entusiasmo - sta proprio nel volersi migliorare sempre, nel non smettere mai di imparare e di sperimentare. Nel sentire la responsabilità di essere una delle rassegne gastronomiche più note d’Italia e di ricevere grande attenzione da parte di un pubblico sempre più esigente: due stimoli imprescindibili per continuare a “crescere”, sempre”.

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