Coronavirus, edilizia privata in allarme: Rubinato scrive al Ministro Patuanelli

«L'edilizia privata è allo stremo. Non abbandoniamo le imprese: se in sicurezza, vanno fatte lavorare. Serve integrare i codici Ateco del DPCM»

Coronavirus, in Veneto c'è forte preoccupazione nel settore dell'edilizia privata. Dalla provincia di Treviso fino a quella di Padova si moltiplicano le voci delle attività messe in ginocchio dal fermo iniziato già un mese fa. Il sindaco di Roncade, Pieranna Zottarelli, in questi giorni ha ricevuto una lettera da parte di un gruppo di imprenditori del territorio che, dopo aver visto ripartire una serie di cantieri, in particolare di opere pubbliche, ma non solo, chiede un intervento deciso al Presidente del Veneto Luca Zaia affinché, entro il 20 aprile, sia disposta la riapertura dell'attività edilizia privata. Gli imprenditori evidenziano da un lato le preoccupazioni degli acquirenti che hanno stipulato i mutui e ora temono di incorrere in ulteriori costi, dall'altro l'impossibilità di sostenere, senza guadagni, i costi fissi, il pagamento di tasse, fornitori e materiali. Senza contare le difficoltà per i dipendenti che, trovandosi in cassa integrazione, non possono disporre immediatamente delle risorse per il fabbisogno familiare.

«L'allarme lanciato delle imprese edili artigianali non può restare inascoltato - commenta il sindaco Zottarelli – Anche a Roncade abbiamo avuto segnalazioni da parte di cittadini costretti a prolungare l'affitto perché i cantieri sono fermi, oppure non possono traslocare. Una perdita doppia se si stima che proprio il settore edilizio potrebbe fungere da volano dell’industria manifatturiera e contribuire al contenimento degli ingenti costi a carico dello Stato derivanti dagli ammortizzatori sociali e dalla perdita di gettito Iva in caso di perdurante sospensione dell’attività di questo comparto».

Il sindaco ha quindi chiesto a Simonetta Rubinato, già parlamentare nelle scorse legislature, di farsi portavoce dell'allarme del territorio presso il Governo. L'onorevole ha quindi inviato una lettera al Ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, che ha la facoltà di modificare l'elenco dei codici ATECO esclusi dalla sospensione delle attività, chiedendogli di includere nell'allegato 3 anche le aziende classificate nei codici 41.2, 42.99.01 e 42.99.09, fermo restando l’obbligo a loro carico di pianificare e garantire il rispetto di tutte le condizioni per la sicurezza sul lavoro e la salute dei lavoratori. «L'intero settore – ricorda nella lettera Rubinato - una parte del quale in caso di blocco perdurante potrebbe non riprendersi, occupa in tutta la filiera 2 milioni di addetti e produce il 20% del Pil nazionale».

Tra le imprese che in questi giorni si sono rivolte all'ex parlamentare per chiederle un interessamento per rimediare alla loro esclusione dal DPCM del 10 aprile, c'è anche il Gruppo Industriale Mengato S.n.c., azienda edile di lungo corso della provincia di Padova con una miriade di cantieri lasciati in stand by, che in maniera pionieristica – con una task force composta da medici, consulenti del lavoro, tecnici della prevenzione, docenti e tecnici formatori, ingegneri - ha già adottato una serie di misure di contenimento più limitative di quelle che i decreti e i protocolli richiedono per la sicurezza sui luoghi di lavoro, eseguendo anche test sierologici per verificare la ‘negatività’ sia dei propri dipendenti, che dei lavoratori delle ditte esterne collaboratrici.

Nella lettera inviata l'ex rappresentante parlamentare richiama anche l'esperienza della Liguria: «Proprio pochi giorni fa il Governatore Toti, pensando alla vocazione economica del suo territorio e ritenendo che i codici Ateco abbiano esclusivamente finalità statistiche e non sempre rappresentino in modo univoco le attività produttive, ha ritenuto di interpretare estensivamente le norme dell'ultimo DPCM autorizzando, tra gli altri, anche gli interventi di edilizia, di norma eseguiti all’aperto da artigiani e piccole aziende che, in genere, non richiedono particolari allestimenti per spazi comuni di cantiere. Appare perciò ancor più opportuno – conclude Rubinato nella lettera - procedere a livello nazionale ad includere l'attività di edilizia privata tra quelle autorizzate, secondo criteri di ragionevolezza ed evidenza scientifica». 

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