Zanoni (PD): «La Corte Costituzionale ha bocciato la legge veneta sulla falconeria»

Il consigliere regionale: «Basta illegalità per fare regali ai cacciatori, in Veneto servono provvedimenti per tutelare davvero natura e ambiente»

«La legge sulla falconeria è incostituzionale: l’ennesimo provvedimento scritto male e fatto su misura per compiacere la lobby dei cacciatori è stato stoppato, ancora soldi dei veneti sprecati in contenziosi facilmente evitabili». Lo rende noto il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, dopo che nei giorni scorsi sono state pubblicate le motivazioni con cui la Corte Costituzionale ha bocciato con la sentenza numero 63 del 10 aprile 2020,  la legge regionale n. 6 del 2019 sulla falconeria.

«In particolare - evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente - dopo l’esposto presentato dalle associazioni Iams (Impegno e azione per un mondo sostenibile), Lac, Lipu, Wwf, Lav, Enpa, il Governo aveva impugnato due diverse disposizioni della legge che consentivano la caccia coi falchi durante tutto l’anno. Il Consiglio regionale, dopo che si era mosso Palazzo Chigi, per salvare capra e cavoli fece retromarcia sull’abbattimento di fauna in determinati contesti modificando la normativa impugnata, ma questo evidentemente non è bastato alla Consulta. Secondo la Corte Costituzionale infatti la legge veneta ‘sostituisce il divieto di predazione con il divieto di cattura della fauna selvatica, abbassa il livello di tutela dell’ambiente e, quindi, invade la competenza statale’ Da ciò discende l’illegittimità costituzionale della disposizione impugnata». 

«Avevo ampiamente sottolineato in Commissione prima e in Consiglio poi, l’impossibilità di rispettare la norma scritta in quel modo perché il falco una volta lanciato in volo non può scegliere tra cattura e uccisione della preda, non è in grado di decidere se predare o meno un animale a seconda che appartenga a una specie protetta o cacciabile - dice ancora Zanoni - È l’ennesima bocciatura di un provvedimento scritto con i piedi, un regalo che si voleva fare alla solita lobby, minoritaria, rappresentata a Palazzo Ferro Fini addirittura dal presidente veneto di Federcaccia, il leghista Possamai, non a caso primo firmatario di questa legge poi votata dalla maggioranza a trazione Carroccio e successivamente promulgata da Zaia. Regali che vengono pagati da tutti i contribuenti veneti, a caro prezzo. Nel 2018 i contenziosi con il Governo in seguito all’impugnazione di provvedimenti regionali sono costati oltre 248mila euro di soldi pubblici con 22 casi arrivati a sentenza. Ma l’elenco, come abbiamo visto, è destinato ad allungarsi».

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«Basta illegalità per fare regali ai cacciatori - conclude Zanoni - Questa sentenza, che arriva proprio la vigilia di Pasqua è un bel regalo per chi, come me, spera in un mondo migliore, dove il rispetto per l’ambiente, la natura, gli animali vengono al primo posto. Perché quando ne abusiamo la natura si ribella, cosa che con questa pandemia del coronavirus dovremmo comprendere bene tutti».

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