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Sabato, 28 Maggio 2022
Calcio

Un appello per tutelare i ragazzi

Questo l'appello lanciato da oltre una cinquantina di squadre dilettanti venete e portato dal Presidente Ruzza all'attenzione di Abete

Questa volta BASTA lo gridiamo NOI. BASTA verso le regole che discriminano i ragazzi! BASTA, con questi protocolli incomprensibili che spaventano, disorientano e isolano tanti nostri ragazzi nel praticare sport! È un nostro dovere etico e morale, come società sportive, tutelare i minori, anche di fronte a leggi o decisioni inique imposte dall'alto: dallo  Stato e/o dalle Federazioni Sportive. Abbiamo sulle spalle un duro compito. Non solo quello di insegnare uno sport (il calcio nel nostro caso) ma essere, prima di tutto, educatori. E un educatore, come un buon insegnante, si batte per l'integrazione non per la discriminazione.

Il ruolo dello sport

Lo Sport deve sempre unire e mai dividere. Stavolta ci viene chiesto di rispettare un decreto che rispecchia una reale divisione sociale nei confronti di bambini dai 12 anni in su. E non parliamo di ambienti chiusi o stretti come potrebbero essere gli spogliatoi, ma di un campo da calcio all'aperto! Un decreto che, invece di aiutarci, ci "impone" di dividere in modo diseducativo e pericoloso. Si mette in gioco la crescita di tutti; dai ragazzi a noi adulti. Come società sportive ci siamo poste, dalla nostra nascita, il compito di educare alla coesione, di unire e non dividere, di integrare e non creare differenze. Si! Parliamo di noi, noi che negli ultimi anni, siamo stati chiamati a farci carico di responsabilità delegate da altri enti, senza "se" e senza "ma", senza poter replicare, senza far sentire la nostra voce. È giunto il momento di dire BASTA! Forse il nostro appello cadrà nel vuoto ma non potevamo stare zitti e buoni guardando quanto accade intorno a noi e quanto, soprattutto, ci viene richiesto di attuare contravvenendo ai nostri stessi principi morali. A chi lo chiedono? A noi. Noi che oltre allo sport, fatto di volontariato, offriamo sociale, inclusione, benessere fisico e psicologico. A noi che siamo sempre stati, nel nostro settore, in prima linea a batterci per regalare un sorriso a dei ragazzi con tutte le precauzioni sanitarie possibili e protocolli ministeriali.

Nessuna distinzione

Ed è proprio per questi sacrifici che non vogliamo fare distinzioni dicendo a dei ragazzi che probabilmente non capirebbero le motivazioni dovute alle pandemia ma ne coglierebbero solo il "lato" di una discriminazione senza motivo: "tu puoi entrare e tu no". Risultato? Uno sport (non solo il calcio) a noi così non piace. Le statistiche ufficiali parlano di danni psicologici della pandemia e denunciano un aumento esponenziale di bambini e adolescenti demotivati, disorientati e depressi. Non stiamo parlando di "volti" anonimi, non conosciuti. Stiamo parlando di quelli che sono i nostri figli o figli di nostri amici. Troppo facile girarsi da un'altra parte perché il ragazzo non veste "i nostri colori" e appartiene a un'altra squadra. Troppo facile far finta di niente quando il problema investe tutti noi. Scusateci, ma noi diciamo "NO"! Vogliamo continuare a essere prima di tutto educatori e formatori. Certo, non siamo perfetti. Continueremo ad arrabbiarci per un gol sbagliato, per un rigore non dato, per un'azione regalata. In 90' ci confronteremo da avversari. Discuteremo anche vivacemente ma non vogliamo nessun bambino fuori da un impianto sportivo. 

L'appello

Forse è il caso che questa volta il governo faccia un passo indietro. Non per noi, ma per i nostri ragazzi che perderebbero l'unica occasione per non sentirsi legati ma liberi di vivere il loro sogno di sentirsi acclamare un giorno da una folla in un posto (impianto sportivo) all'aperto, dove le distanze si possono mantenere; dove il loro sogno può ancora continuare. Questo è il nostro credo. Questo è il nostro pensiero. Gentili Signori del Governo e delle Istituzioni Sportive nella speranza vi arrivino le nostre parole, mettete, anzi, mettiamo FINE a questa diseguaglianza educativa sociale nei confronti di bambini e ragazzi. Ci scusiamo, ma non vogliamo fare parte di questa discriminazione.


Condiviso da più di 50 società del Comitato Regionale Veneto FIGC/LND

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