Martedì, 26 Ottobre 2021
Attualità Motta di Livenza

Motta di Livenza: casa di riposo diventa fondazione privata: «Inaccettabile»

Bufera sulla decisione presa dal Consiglio Comunale. Sindacati sul piede di guerra: «Atto irresponsabile, subito un tavolo di confronto e mobilitazione del personale»

Il Consiglio comunale di Motta di Livenza, nella sua ultima seduta, ha dato parere favorevole alla trasformazione della casa di riposo “Tomitano Boccassin” da ente pubblico a fondazione privata. Un mutamento che, a detta di molti, non guarda al bene pubblico e a quello dei cittadini e per questo la Cgil di Treviso ha voluto lanciare un monito.

«La casa di riposo di Motta di Livenza si trasformerà in Fondazione – esordisce Marta Casarin della Fp Cgil di Treviso – con l’avvallo del consiglio comunale. Una decisione per noi grave e irresponsabile, anche nei modi e nelle forme. A partire dal fatto che è sempre una irreparabile perdita per i cittadini quando un ente pubblico, fondamentale come una struttura per anziani, diventa privato. Lo è ancor di più se pensiamo che, alla fine, a farne le spese saranno in primis i lavoratori. Troviamo alquanto arrogante che il CdA della Tomitano Boccassin non abbia neppure preso in considerazione l’opportunità di avviare un confronto con le parti sociali, come se quel patrimonio pubblico fosse cosa propria, a proprio uso e consumo. C’è arroganza istituzionale e scarso valore del ruolo in questa scelta – incalza la Casarin – sindaci e il consiglio di amministrazione hanno fatto il “diavolo a quattro” quando, nella riforma delle Ipab ipotizzata dalla Regione, si è parlato di un fondo comune regionale patrimoniale pubblico e della presenza di organi di controllo di derivazione regionale. Hanno parlato di illegittimità costituzionale. Cos’è cambiato da allora? Perché senza coinvolgimento si è tolto un servizio pubblico ai cittadini del territorio? Quale destino per i lavoratori visto che i vertici, sebbene parlino di maggiori investimenti, intanto mirano ad abbassare le retribuzioni dei lavoratori, attraverso una modifica del contratto di lavoro. Ecco perché – conclude la Casarin – abbiamo chiesto l’immediata convocazione di un tavolo e avvieremo lo stato di agitazione del personale, chiedendo anche l’intervento della Regione Veneto. Regione che si era impegnata a riformare le strutture in una direzione diversa da quella intrapresa dal CdA e dal Consiglio di Motta».

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