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L'ingresso dell'ex caserma Serena di Casier (Foto d'archivio)

L'ingresso dell'ex caserma Serena di Casier (Foto d'archivio)

Ex Serena, musica e balli fino a notte fonda per i migranti in quarantena

Residenti svegliati in piena notte dalla festa organizzata sabato sera dai richiedenti asilo in isolamento. Decine di telefonate alle forze dell'ordine. 137 i positivi al virus

Sabato sera di musica e balli all'ex caserma Serena di Casier, il centro accoglienza dove, al momento, sono in isolamento circa 300 persone di cui 137 richiedenti asilo positivi al Covid-19.

Come riportato da "La Tribuna di Treviso", nel fine settimana appena trascorso i residenti sono stati svegliati in piena notte dalla musica proveniente dagli stereo accesi dentro la caserma. Non era la prima volta che veniva organizzata una festa serale all'interno dell'ex caserma e gli abitanti nelle vicinanze del centro accoglienza avevano sempre tollerato in passato episodi simili ma quando, alle 2 di notte tra sabato 1 e domenica 2 agosto, la musica si continuava a sentire chiaramente anche all'esterno della struttura i residenti hanno documentato musica e schiamazzi con un video pubblicato su internet prima dell'intervento dei carabinieri. Decine le telefonate alle forze dell'ordine che sono dovute intervenire per capire cosa stava succedendo. La musica è stata spenta pochi minuti più tardi quando ormai erano quasi le 3 di notte ma le proteste non sono mancate. Nel frattempo l'europarlamentare leghista Gianantonio Da Re ha chiesto l'apertura di un'inchiesta sul contagio avvenuto nell'ex caserma mentre il leader dell'opposizione trevigiana, Luigi Calesso, invita il sindaco Mario Conte a chiedere i danni per quanto accaduto a Matteo Salvini definito da Calesso «responsabile dell’esistenza e dell’attuale numero di richiedenti asilo presenti nella struttura. Con la riduzione degli stanziamenti Salvini ha messo cooperative e associazioni nelle condizioni di non potersi fare carico dell’accoglienza di questi migranti. Il sindaco Conte salutava con favore la chiusura dei piccoli centri presenti in città: pensava forse che i rifugiati lì ospitati sarebbero spariti nel nulla? No, sarebbero andati a incrementare le presenze nell'unica struttura rimasta aperta, appunto la ex-caserma al confine tra Treviso e Casier».

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